In Biblioteca Universitaria: Mini-corsi di alfabetizzazione informatica per la ricerca

La Biblioteca Universitaria di Genova organizza, su richiesta, mini-corsi di alfabetizzazione informatica, rivolti a piccoli gruppi formati da un minimo di 3 ad un massimo di 8 utenti iscritti alla biblioteca e finalizzati all’apprendimento dell’ABC ‘tecnologico’ necessario per conoscere i sistemi bibliotecari e le possibilità di ricerca bibliografica forniti dalla rete.


Prossimo mini-corso:
a partire da martedì 8 novembre 2011

Date incontri: ogni martedì e giovedì

Orario: 15.00 – 17.00

Durata: 14 ore (7 incontri)

Sede: Aula didattica – Sala V, Sede di Via Balbi 3 (Piano 2°)

Esigenze specifiche prospettate dagli utenti verranno prese in esame.


AVVERTENZA:
IL CORSO È TOTALMENTE GRATUITO MA NON HA ALCUN VALORE FORMATIVO ‘UFFICIALE’. NON VERRÁ PERTANTO RILASCIATA ALCUNA ATTESTAZIONE avente VALORE LEGALE.


Accoglimento richieste e informazioni:

Vincenzo Landi, referente del mini-corso

vincenzo.landi@beniculturali.it

tel. 010.2546466

Lo spettacolo di una cultura dalla memoria corta

La nuova denominazione e accorpamento dell’ex Ufficio Biblioteche della Regione Liguria, già Soprintendenza Bibliografica per la Liguria e la Lunigiana, in Servizio Programmi culturali e Spettacoli, merita alcuni osservazioni.
La denominazione degli uffici evidenzia il grado di rilevanza che una amministrazione annette ad essi, è la prima forma di classificazione: del resto, dalle statistiche dell’epoca risulta che nella Soprintendenza c’erano venti dipendenti a vario titolo e nella prima fase di gestione regionale c’era un dirigente (la dott.ssa Levi) a capo dell’ufficio biblioteche, non come oggi un dirigente a capo di programmi culturali e spettacolari.
Gli accorpamenti, le razionalizzazioni sono, a mio avviso, un modo ormai sempre più fastidioso di ridurre il personale, anche se non immediatamente, ridurre i margini di autonomia operativa, imporre un’ottica solo amministrativa, per poi dire in un secondo tempo che i servizi sono inadeguati e procedere a un ulteriore accorpamento e sono anche testimonianza storica dell’assenza di una visione politica organica e non effimera dei problemi culturali.
Sul merito dell’accorpamento di cultura, biblioteche e spettacoli, ricordo che una delle ragioni addotte dal precedente assessore regionale alla cultura per giustificare l’abrogazione della L.R. 61/1978 era stata la necessità di ridurre leggi e leggine varie di interesse culturale o presunto tale (ne aveva contato ben diciotto) a due soltanto, la legge 33/2006 sulla cultura e la legge 34/2006 sugli spettacoli dal vivo.
Dunque, la filosofia (e la metafisica) su cui poggia il vigente impianto legislativo regionale in materia culturale contraddice questo accorpamento.
È possibile che la memoria sia così corta che nessuno si ricordi quanto deciso solo pochi anni fa?

A proposito di data di pubblicazione

Nella circolare ICCU per l’applicazione delle REICAT in SBN, fra le poche variazioni alla descrizione bibliografica, viene accolta la norma REICAT 4.4.4.0 Definizione della data di pubblicazione.
L’applicazione delle REICAT in SBN determina due conseguenze:
1) sono eliminate le parentesi quadre, quando, in assenza di data di pubblicazione, gli anni di copyright e stampa coincidono;
2) sono considerati date di pubblicazione “quando possono essere ritenuti equivalenti a una data di pubblicazione” gli anni di copyright e stampa e “si riportano senza la qualificazione”.

Non sembri una variazione di poco conto.
L’omissione delle parentesi quadre e delle qualificazioni stravolge la filosofia della descrizione coordinata delle aree seconda e quarta, oltre a disinformare il lettore. Come è noto, la data di pubblicazione è la data dell’edizione e se per qualche ragione non si trova tale data, si ripiega su altre date: copyright, stampa, imprimatur, etc. riportandole con le appropriate qualificazioni. Che la data sia importante lo prova il fatto che deve essere sempre segnalata anche in forma dubitativa ([199.] [1995?] etc.). Il lettore deve sapere che tipo di data trova nella notizia bibliografica, altrimenti è una notizia come minimo imprecisa. Nella nuova edizione del 2004 del Catalogo di Revelli si legge che l’indicazione sostitutiva della data di stampa (o di altra data) in mancanza di quella di edizione deve essere qualificata come tale, “non può essere gabellata per data di edizione” (p. 100).
Le REICAT gabellano?
Ha ancora una sua funzione l’area dell’edizione?
Il problema ha una certa importanza nella redazione di un catalogo che non perda la memoria della teoria della divisione in aree e delle rispettive funzioni. Diverso è il discorso in una compilazione di bibliografia, in cui parentesi e qualificazioni possono appensantire la consultazione dell’elenco, anche se pure in questo ambito è auspicabile una coerenza fra le aree.

Figure professionali in biblioteca

Agli amici delle biblioteche liguri interesserà certamente sapere che il giorno 29 aprile 2010,  presso il Palazzo Ducale di Massa, si è svolto un incontro di presentazione del nuovo libro di  Nerio Agostini Il bibliotecario di ente locale, pubblicato dall’Editrice Bibliografica. L’iniziativa è  stata organizzata dalla Provincia di Massa e dall’assessorato alla cultura del Comune di Carrara.
All’incontro hanno partecipato l’assessore alla Cultura della Provincia di Massa, Laura Venè, il  dirigente dell’area programmazione e servizi Marina Babboni, la responsabile della biblioteca  civica “Lodovici” di Carrara, Anna Pennisi, che ha coordinato gli interventi dei partecipanti.
Nel presentare il suo libro, Agostini ha specificato le differenze rispetto alle sue precedenti pubblicazioni e ha narrato le vicende che hanno portato alla realizzazione finale del lavoro,  compresa la scelta del titolo, che in un primo tempo doveva essere Il mestiere del bibliotecario.
Il libro si suddivide in tre parti con la terza che occupa oltre la metà delle pagine. Le prime due forniscono rispettivamente un quadro aggiornato dell’organizzazione amministrativa e contabile  dell’ente locale e dell’evoluzione delle figure professionali da “personale”, semplice numero di  matricola, a “risorse umane” con competenze e responsabilità. La terza parte entra nel dettaglio della “risorsa professionale” specifica del bibliotecario dal reclutamento allo svolgimento del lavoro, ai diritti e doveri, alle prospettive future.
Durante l’esposizione del contenuto del libro e soprattutto  nel successivo dibattito con i bibliotecari presenti, sono stati rimarcati i principali problemi che la legislazione in evoluzione non ha risolto o che  ha risolto solo sulla carta. Segnalo quelli che mi sono apparsi come più urgenti:
1) una normativa regionale in materia di figure professionali (oggi solo in Lombardia)  come riconoscimento legale di fronte ai  nuovi contratti di diritto privato anche negli enti locali, che spesso diventano occasione solo per moltiplicare i profili professionali di istruttore amministrativo contabile con il sostegno  disinformato dei sindacati. Peraltro, almeno in teoria, già oggi potrebbe essere richiesta al dirigente del  personale la variazione di denominazione del profilo in base al lavoro effettivo svolto (come, per esempio, per il geometra o l’ingegnere comunale): su questo punto Agostini è apparso più ottimista del pubblico;
2) inserimento di lavoratori qualificati nelle biblioteche anche con forme contrattuali “flessibili” (su questo punto  risulta nella pratica difficile distinguere la flessibilità come scelta del lavoratore dal precariato  permanente subìto);
3) necessità del superamento di campanilismi e localismi soprattutto in un periodo di forte riduzione dei finanziamenti per le biblioteche con impegno delle biblioteche per raggiungere obiettivi comuni: questo può essere attuabile da un lato con politiche regionali finalizzate a premiare le biblioteche che si riuniscono in sistemi, dall’altro con intervento diretto dei responsabili delle biblioteche verso le proprie amministrazioni per evitare tagli uguali per tutti i servizi, che, se incidono, per esempio, in modo lieve sull’ufficio tecnico, mettono invece a rischio il funzionamento delle biblioteche.
Insomma si è trattato di un incontro certamente proficuo per fare il punto della situazione  odierna su questioni che coinvolgono non solo i bibliotecari, ma, in genere, i lavoratori  intellettuali a vario titolo precari nella selva legislativa sui contratti, e anche gli amministratori politici e i dirigenti amministrativi spesso non consapevoli  della  complessa realtà della biblioteca, della sua organizzazione e dei suoi servizi per i cittadini.

Internet è la biblioteca di tutti i libri del mondo

Segnalo un’interessante puntata della trasmissione radiofonica Geronimo trasmessa il 17 dicembre scorso dalla RSI Radio svizzera – Rete Due.

Alla trasmissione hanno partecipato Ricardo Ridi e il collega Vincenzo Landi della Biblioteca Universitaria di Genova.

Dal link che indico occorre cercare il file mp3 della trasmissione intitolata: Internet è la biblioteca di tutti i libri del mondo.

Buon ascolto.

Nel fratempo il link è cambiato:

http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/geronimoweb/2009/12/17/biblioteca-web.html#Audio

Appello al Capo della Stato per la BNCF

L’Associazione Lettori della Biblioteca Nazionale di Firenze ha pubblicato un appello al Capo dello Stato sulla situazione della stessa BNCF. Ne riproduciamo di seguito il testo.

Tutti possono sottoscrivere l’appello tramite il sito Petizioni Online

Signor Presidente,

la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, che è tra le biblioteche più antiche e ricche d’Italia, ha conseguito di recente l’autonomia, ma è priva di risorse effettive: riesce a ottenere, nella migliore delle ipotesi, finanziamenti che non consentono una programmazione e non garantiscono il futuro. Rischia perciò la riduzione dei servizi sia esterni sia interni. In prospettiva, se ne paventa la chiusura al pubblico, contro i compiti istituzionali definiti nella legge fin dall’Ottocento. Basti pensare che la dotazione ordinaria è stata dimezzata; il personale, che nel 1996 contava 334 unità, oggi è ridotto a 209 dipendenti.

La BNCF è l’istituto più prestigioso di un sistema nazionale unico per qualità e quantità: con la gemella Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele” di Roma costituisce l’asse portante della nostra cultura nazionale, nodo di una rete di centri di ricerca che conservano un patrimonio straordinario di libri, documenti e manoscritti, tale da far riconoscere nell’Italia intera una capitale europea della cultura. Per questa ragione il sostegno dei servizi delle Biblioteche Nazionali e degli Archivi Italiani deve fondarsi sull’azione dello Stato, che è in grado di garantire la continuità di compiti e funzioni e di realizzare il valore potenziale per il pubblico servizio, recuperando la visione originaria ed indirizzando l’istituzione verso l’apertura alla cittadinanza.

L’insufficienza di risorse, attualmente generale, lascia prevedere il rapido deterioramento fino alla compromissione della cultura scritta finora salvaguardata, che sta tra le forme più preziose della civiltà moderna. Non può sopperire a questa esigenza il progetto, pure apprezzabile, della digitalizzazione di vari Fondi delle Biblioteche Nazionali, che deve costituire augurabilmente un ausilio, senza intralciare il normale funzionamento di tali istituzioni.

Tanto più gravemente, la crisi viene a coincidere con la scadenza anniversaria del 150° dell’Unità d’Italia, che ricorre nel 2011: ma tale circostanza suggerirebbe invece di promuovere il rilancio ed il rinnovamento delle Biblioteche Nazionali quale evento celebrativo principale, capace di imprimere nuovo slancio all’attività di istituzioni esemplari nell’organizzazione culturale del Paese, e di lasciare un segno tangibile e benefico. A tale scopo, per quanto riguarda la Nazionale, urge l’ampliamento degli spazi di conservazione e il restauro dei locali della ex-caserma “Curtatone e Montanara” di via Tripoli, promessa da tempo alla Biblioteca per la costituzione dell’emeroteca, senza che sia cominciato ancora il previsto e indispensabile intervento.

La gravità della situazione, che non tollera ritardi, ci ha persuaso dell’opportunità di rivolgerci a Lei che, nel Suo ruolo di superiore garante della Costituzione e dunque anche della cultura nazionale, avverte certamente la necessità di superare al più presto le difficoltà in cui versa tutto il settore.

Rappresentando la profonda preoccupazione di quanti hanno a cuore le sorti della cultura nazionale, facciamo affidamento sulla sensibilità per i problemi del mondo della ricerca, di cui Lei ha dato prova anche di recente, per un intervento efficace e risolutivo.

Nel ringraziarLa vivamente per l’attenzione, porgiamo saluti rispettosi e cordiali

Associazione Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
“Gianni Isola”

Firenze, 18 novembre 2009

Annotazioni sulle REICAT

Due annotazioni sulle REICAT da una prima lettura.

1. A proposito delle intestazioni
A mio avviso occorreva rinunciare a parlare di intestazione principale, etc. Nello spirito di FRBR, per esempio il traduttore è un punto di accesso all’espressione e non serve dire che è secondario.
Io avrei fatto così:
opera – legame autore ( = creatore) fino a tre autori: legame tipo O
espressione – legame con traduttore, curatore, editor: legame tipo E
manifestazione (pubblicazione) – legame con prefatore, editore: legame tipo MP o nessun legame
Avrei qualche riserva sull’illustratore, che può essere creatore o parte dell’espressione a seconda del ruolo che svolge caso per caso.
Nelle REICAT espressione e manifestazione si sovrappongono, come viene ammesso implicitamente nella reiterata formula “per l’espressione o per la pubblicazione”.

2. Titoli collettivi uniformi
Sui titoli collettivi uniformi noto troppa meticolosità per un impiego facoltativo. In questo caso, stabilita la regola di adottare l’espressione “opere”, non avrei sobbarcato il catalogatore dell’impegno di ricercare i “generi letterari” (con la maledizione di Croce) attribuiti all’autore, ma sarei ricorso in appendice a un elenco esemplificativo, includendo anche termini a carattere disciplinare (opere filosofiche, opere politiche), stilistici (epigrammi), tematici (racconti polizieschi): sono tutti tentativi appropriati se la finalità è specificare il termine generico “opere”.

Homiros in biblioteca

Proprio ieri ho ricevuto l’edizione rilegata delle REICAT: è terminata la fase delle versioni beta in rete, si passa al cartaceo.
Come avevo segnalato in un precedente post, c’erano delle perplessità da parte mia sulle innovazioni nella traslitterazione dal greco antico e avevo inviato alla segreteria della commissione le mie osservazioni, non ricevendo alcuna risposta, ma forse chi tace acconsente. Invece, come disse un comico toscano in un divertente film di qualche anno, chi tace sta zitto e basta e forse non legge neppure.
Ho controllato e ho trovato a p. 418 il buon Homiros, anzi Hómīros, come rinvio di Homerus. Dunque le REICAT hanno stabilito che la pronuncia erasmiana era sbagliata, o forse non hanno stabilito nulla, ma solo voluto adeguare al greco moderno l’antico senza che nessuno ne avesse avvertito l’esigenza. Così  avremo anche Sokratis (il terzino del Genoa o il maestro di Platone?).
Le RICA risolvevano brillantemente la questione della traslitterazione non lasciando alibi ai professori universitari che preferivano inventarsi traslitterazioni o cercarle in Francia, spesso credendo che in Italia non ci fosse nessuna regola istituzionale. Ora le REICAT complicano tutto, introducendo anche gli elementi accessori scomparsi con le RICA: è un evidente passo indietro e anche un errore fonetico, se è giusta l’interpretazione erasmiana. Peraltro, se già le ragionevoli RICA avevano avuto scarso seguito, chi adotterà questa forma di traslitterazione inutilmente complicata, al di fuori dei catalogatori? Ricordo che in un convegno, un docente sociologo della LUISS disse: “Lasciamo ai bibliotecari le loro regole astruse”; aveva torto, ma non vorrei che le REICAT dessero questa impressione a chi si occupa di libri senza il compito di catalogarli.
Ora aspettiamoci le pecore di Cratino che fanno “vi vi”, ma per quanto mi riguarda continuerò a usare la traslitterazione delle RICA.

Censura in biblioteca

Avrete, immagino,  saputo  quanto accaduto al Direttore della Biblioteca Internazionale per ragazzi “Edmondo De Amicis” di Genova Francesco Langella.

Francesco, storico direttore della nota biblioteca nonchè presidente della Sezione Liguria dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), è stato oggetto di un esposto alla magistratura per  “pubblicizzazione di materiale pornografico minorile, divulgazione di notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento di minori di anni 18“. Oggetto scatenante: l’iniziativa Due regine e due re, promossa dal Comitato Gay Pride ed ospitata lo scorso 16 maggio dalla De Amicis, rea di aver costruito una bibliografia volta a mettere in rilievo il ruolo della letteratura nello sviluppo dell’identità dei ragazzi, nel rispetto di diverse tipologie di amore ed affettività.

Attori delle surreali accuse alcuni esponenti politici di destra abbondantemente supportati da alcune testate locali, “Il Secolo XIX” in testa.

Mauro Guerrini, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Biblioteche, ha tempestivamente divulgato un appello in difesa del diritto delle biblioteche a documentare tutti gli aspetti della vita e a non essere sottoposte a censura.

Si è anche costituito su Facebook un apposito gruppo di sostegno all’appello,  in difesa di Francesco Langella e degli operatori della Biblioteca De Amicis, contro tutte le censure nelle biblioteche. Il gruppo ha raggiunto in pochissimi giorni 1.222 membri!

Furti nelle biblioteche

Sul Financial Times del 6 marzo 2009 è apparso un articolo sui furti nelle biblioteche, che sembra scritto con un certa competenza e ben documntato, e si trova online a questo indirizzo: http://www.ft.com/cms/s/2/d41a83d6-09dc-11de-add8-0000779fd2ac.html.

L’articolo contiene diverse notizie interessanti e anche curiose (il ladro che rubava libri dalla biblioteca di un antico monastero in Francia passando per un passaggio segreto dimenticato da tutti), e come rimedio fa riferimento al miglioramento della sorveglianza, senza escludere neanche l’uso dei metal detectors (per quelli che si portano lame per tagliare le pagine), ma non parla in alcun modo della selezione preventiva dell’utenza: anzi, riferisce che un alta percentuale di furti viene praticata dal personale interno, contro il quale ovviamente la selezione dell’utenza non può nulla.

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