Corso di formazione

Segnalo che il 27 gennaio scorso si è svolto il corso:

…Ma non c’è già tutto su Google? banche dati, Archivi aperti, biblioteche digitali e nuovi servizi “web 2.0″

organizzato dalla sezione Liguria dell’AIB

La docente, Laura Testoni, è stata veramente molto brava e ci ha lasciato un bel kit di supporto che segnalo a tutti i colleghi

Kitcorso

LibraryThing

Ieri ho provato per la prima volta il famoso LibraryThing.

Mi ha colpito molto innanzitutto la chiarezza dell’interfaccia e l’immediatezza e semplicità di uso: la cattura di dati dai cataloghi disponibii è veramente rapidissima. La scelta dei cataloghi, che non sono solo OPAC ma anche cataloghi di librerie, è veramente notevole (c’è anche il nostro CBL, che presumo sarà interrogato via Z39.50).

La struttura dei dati bibliografici che viene utilizzata non mi pare al livello richiesto da una catalogazione bibliotecaria professionale ma non è neppure del tutto banale ed ha un certo grado di raffinatezza. Sono saggiamente previsti legami distinti per i diversi autori, mancano però i legami tra titoli. C’è un campo non chiaramente definito, denominato Publication che al bibliotecario viene spontaneo identificare con l’area della pubblicazione, ma considerati i destinatari è più probabilmente da interpretare come destinato al resto della descrizione che non va in altri campi più specifici (l’help non dà indicazioni in merito). Mancano invece del tutto i legami tra titoli.

La parte Web 2.0, come tagging e recensioni è molto sviluppata.

Desta qualche perplessità l’esportazione (che è fondamentale per non perdere tutti i dati se ci si cancella dal servizio o se LibraryThing chiude), che avviene in file di testo delimitato e mi pare alquanto semplificata: ad esempio, viene esportato solo l’autore principale. Sarebbe bello avere una esportazione in MARC e/o in qualche altro formato standard, ad esempio Dublin Core, MODS, RDF o altro.

La prima riflessione che mi viene in mente è che queste cose sembrano nuove ed originali, ma in realtà è ciò che si fa normalmente nei cataloghi collettivi a cominciare da SBN: si catturano dati, si creano, si modificano, si aggiungono classi e soggetti (il che sarebbe una forma di social tagging, anche se limitato alla società dei catalogatori).

La novità sta invece evidentemente nel fatto che queste funzionalità vengono messe a disposizione di chiunque, con quello che mi sembra un buon compresso tra qualità del risultato e facilità di uso per utenti non addestrati alla catalogazione.

Può insegnarci qualcosa questo? Ad esempio, potrebbe essere un modo per smitizzare la figura del bibliotecario. Che altro potrebbe dirci sul rapporto tra bibliotecari e utenti? E le biblioteche possono trovare qualcosa di utile in un servizio come LibraryThing?

Pubblicato il nuovo standard del W3C sull’accessibilità del web

L’11 dicembre 2008 è stato pubblicato il nuovo standard del W3C sull’accessibilità dei siti web, le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0.

Si tratta di uno standard che come ovvio interessa anche i siti web delle biblioteche, che sempre più non si limitano solo agli opac ma includono anche le biblioteche digitali e il punto di accesso ai servizi.

Potremmo discutere sia dei contenuti dello standard, sia anche prendere l’occasione per analizzare l’accessibilità dei siti delle biblioteche e anche di tutto il servizio bibliotecario.

Nuove regole e utenti dei cataloghi

Come si sa, stanno per entrare in vigore le le nuove Regole Italiane di Catalogazione (REICAT).

Queste regole, a differenza delle precedenti, non sono più incentrate sull’autore ma sull’opera, che nel catalogo viene identificata dal titolo uniforme.

Quando gli opac saranno adeguati a queste regole, sarà quindi possibile, oltre a fare le ricerche che si fanno anche ora, selezionare una o più opere e poi esaminare le edizioni (manifestazioni) di essa, anche selezionandole secono i criteri voluti (per esempio lingua, editore, data, responsabilità relative alla manifestazione ecc.).

In queste sede, vista la finalità del blog, potremmo riflettere su questo argomento dal punto di vista degli utenti del catalogo: sentono il bisogno di queste innovazioni? o comunque, le ritengono di vantaggio per le loro esigenze?

A me pare che il vantaggio ci sia, ma sarebbe bello sentire che cosa ne dicono loro.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sospende la distribuzione pomeridiana

Riprendo dalla mailing list AIB-CUR la notizia che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha sospeso la distribuzione pomeridiana delle pubblicazioni per scarsità di personale, ed in particolare perché sono venuti a mancare i volontari del servizio civile (si veda l’avviso ufficiale riportato sul sito della biblioteca). Su AIB-CUR si è anche avviata una discussione sull’argomento, per ora non molto vivace forse anche per il periodo festivo.

Si tratta di una notizia veramente sconcertante: la biblioteca nazionale di un paese sviluppano riduce a metà giornata la distribuzione, con evidente danno gravissimo per gli studiosi (cosa devono fare quelle che possono andare in biblioteca solo al pomeriggio?), e tutto perché sono venuti a mancare i volontari del servizio civile, cioè dei soggetti che in un contesto del genere dovrebbero avere al più funzioni di supporto.

Com’è possibile che si sia arrivati a questo punto? Dove è mancato qualcosa? C’era qualche altra alternativa almeno per diminure l’impatto sugli utenti?

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.