Lo spettacolo di una cultura dalla memoria corta

La nuova denominazione e accorpamento dell’ex Ufficio Biblioteche della Regione Liguria, già Soprintendenza Bibliografica per la Liguria e la Lunigiana, in Servizio Programmi culturali e Spettacoli, merita alcuni osservazioni.
La denominazione degli uffici evidenzia il grado di rilevanza che una amministrazione annette ad essi, è la prima forma di classificazione: del resto, dalle statistiche dell’epoca risulta che nella Soprintendenza c’erano venti dipendenti a vario titolo e nella prima fase di gestione regionale c’era un dirigente (la dott.ssa Levi) a capo dell’ufficio biblioteche, non come oggi un dirigente a capo di programmi culturali e spettacolari.
Gli accorpamenti, le razionalizzazioni sono, a mio avviso, un modo ormai sempre più fastidioso di ridurre il personale, anche se non immediatamente, ridurre i margini di autonomia operativa, imporre un’ottica solo amministrativa, per poi dire in un secondo tempo che i servizi sono inadeguati e procedere a un ulteriore accorpamento e sono anche testimonianza storica dell’assenza di una visione politica organica e non effimera dei problemi culturali.
Sul merito dell’accorpamento di cultura, biblioteche e spettacoli, ricordo che una delle ragioni addotte dal precedente assessore regionale alla cultura per giustificare l’abrogazione della L.R. 61/1978 era stata la necessità di ridurre leggi e leggine varie di interesse culturale o presunto tale (ne aveva contato ben diciotto) a due soltanto, la legge 33/2006 sulla cultura e la legge 34/2006 sugli spettacoli dal vivo.
Dunque, la filosofia (e la metafisica) su cui poggia il vigente impianto legislativo regionale in materia culturale contraddice questo accorpamento.
È possibile che la memoria sia così corta che nessuno si ricordi quanto deciso solo pochi anni fa?

Figure professionali in biblioteca

Agli amici delle biblioteche liguri interesserà certamente sapere che il giorno 29 aprile 2010,  presso il Palazzo Ducale di Massa, si è svolto un incontro di presentazione del nuovo libro di  Nerio Agostini Il bibliotecario di ente locale, pubblicato dall’Editrice Bibliografica. L’iniziativa è  stata organizzata dalla Provincia di Massa e dall’assessorato alla cultura del Comune di Carrara.
All’incontro hanno partecipato l’assessore alla Cultura della Provincia di Massa, Laura Venè, il  dirigente dell’area programmazione e servizi Marina Babboni, la responsabile della biblioteca  civica “Lodovici” di Carrara, Anna Pennisi, che ha coordinato gli interventi dei partecipanti.
Nel presentare il suo libro, Agostini ha specificato le differenze rispetto alle sue precedenti pubblicazioni e ha narrato le vicende che hanno portato alla realizzazione finale del lavoro,  compresa la scelta del titolo, che in un primo tempo doveva essere Il mestiere del bibliotecario.
Il libro si suddivide in tre parti con la terza che occupa oltre la metà delle pagine. Le prime due forniscono rispettivamente un quadro aggiornato dell’organizzazione amministrativa e contabile  dell’ente locale e dell’evoluzione delle figure professionali da “personale”, semplice numero di  matricola, a “risorse umane” con competenze e responsabilità. La terza parte entra nel dettaglio della “risorsa professionale” specifica del bibliotecario dal reclutamento allo svolgimento del lavoro, ai diritti e doveri, alle prospettive future.
Durante l’esposizione del contenuto del libro e soprattutto  nel successivo dibattito con i bibliotecari presenti, sono stati rimarcati i principali problemi che la legislazione in evoluzione non ha risolto o che  ha risolto solo sulla carta. Segnalo quelli che mi sono apparsi come più urgenti:
1) una normativa regionale in materia di figure professionali (oggi solo in Lombardia)  come riconoscimento legale di fronte ai  nuovi contratti di diritto privato anche negli enti locali, che spesso diventano occasione solo per moltiplicare i profili professionali di istruttore amministrativo contabile con il sostegno  disinformato dei sindacati. Peraltro, almeno in teoria, già oggi potrebbe essere richiesta al dirigente del  personale la variazione di denominazione del profilo in base al lavoro effettivo svolto (come, per esempio, per il geometra o l’ingegnere comunale): su questo punto Agostini è apparso più ottimista del pubblico;
2) inserimento di lavoratori qualificati nelle biblioteche anche con forme contrattuali “flessibili” (su questo punto  risulta nella pratica difficile distinguere la flessibilità come scelta del lavoratore dal precariato  permanente subìto);
3) necessità del superamento di campanilismi e localismi soprattutto in un periodo di forte riduzione dei finanziamenti per le biblioteche con impegno delle biblioteche per raggiungere obiettivi comuni: questo può essere attuabile da un lato con politiche regionali finalizzate a premiare le biblioteche che si riuniscono in sistemi, dall’altro con intervento diretto dei responsabili delle biblioteche verso le proprie amministrazioni per evitare tagli uguali per tutti i servizi, che, se incidono, per esempio, in modo lieve sull’ufficio tecnico, mettono invece a rischio il funzionamento delle biblioteche.
Insomma si è trattato di un incontro certamente proficuo per fare il punto della situazione  odierna su questioni che coinvolgono non solo i bibliotecari, ma, in genere, i lavoratori  intellettuali a vario titolo precari nella selva legislativa sui contratti, e anche gli amministratori politici e i dirigenti amministrativi spesso non consapevoli  della  complessa realtà della biblioteca, della sua organizzazione e dei suoi servizi per i cittadini.

Petizione online contro i brevetti software

E’ stata attivata una petizione online per l’esclusione definitiva dei brevetti software dall’ordinamento europeo. Benché nel 2005 il Parlamento Europeo si fosse pronunciato in senso contrario ai brevetti sul software, la questione non è ancora chiusa perché l’Ufficio Europeo dei Brevetti concede brevetti sul software, e anche alcuni provvedimenti giurisdizionali vanno in senso favorevole (si veda questa notiza su Punto Informatico).

Si tratta in ultima analisi di un aspetto della normativa sul diritto d’autore, e quindi interessa anche le biblioteche, come tutti coloro che si occupano di gestione dell’informazione e della documentazione, perché è un’altra decisione che coinvolge la tutela della libertà di accesso e uso dell’informazione contro i monopoli e le grandi compagnie.

Piano regionale cultura

Nella discussione sul Piano di valorizzazione culturale della Regione Liguria per la parte riguardante le biblioteche, formulo alcune osservazioni:

1) Figure professionali
Confermo l’utilità della approvazione di una deliberazione del Consiglio Regionale sulle figure professionali delle biblioteche e dei centri di documentazione.
Su formazione e figure professionali il piano regionale dice poco: manca anche l’atteso rinvio a un provvedimento successivo specifico, come ha fatto la Regione Lombardia.
Sul personale delle biblioteche si danno solo consigli agli enti locali con pochi vincoli reali rispetto alla L.R. 61/1978.

2) Regolamento regionale
Mi pare opportuno che sia approvato di un regolamento regionale in materia di biblioteche di ente locale o di interesse locale, in assenza di una legge sulle biblioteche e indipendente dai piani pluriennali, come già avviene per le biblioteche pubbliche statali.

3) Contributi e sistemi bibliotecari
Un’ipotesi condivisibile è di assegnare direttamente ai sistemi bibliotecari provinciali il finanziamento regionale per il potenziamento delle biblioteche dei Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti affinché i sistemi procedano alla distribuzione dei contributi sulla base delle richieste e di criteri oggettivi sul funzionamento delle biblioteche (personale, stanziamento nel bilancio annuale, locali, orario di apertura settimanale, incremento delle raccolte). Laddove le Province non hanno istituito i sistemi la Regione eserciterà l’intervento direttamente secondo il principio di sussidiarietà, privilegiando comunque nell’assegnazione dei finanziamenti le Province con i sistemi.
Peraltro, questa procedura è già operante da molti anni nella Provincia della Spezia con ottimi risultati. In questo modo è salvaguardato un ruolo proprio dei sistemi rispetto agli altri servizi provinciali ed è garantito un contributo per le piccole biblioteche, prescindendo da altre attività culturali comunali.
Anche le biblioteche di enti non comunali potrebbero essere soggette a questa disciplina.

4) L’insistenza del piano regionale sul Codice dei beni culturali è eccessiva, in quanto il Codice è fondamentale per la tutela dei beni culturali, compresi i beni librari, ma per il resto con le biblioteche c’entra poco; si tace, invece, sul ruolo della biblioteca di ente locale come servizio di pubblica lettura, come faceva la L.R. 61/1978.

Il ruolo della Regione in Liguria

Forse un argomento su cui alcuni possono trovare interessante discutere è il ruolo che ha avuto in Liguria l’azione politica ed amministrativa regionale.

Che giudizio dare della legislazione regionale? E delle politiche bibliotecarie regionali?

Un elemento negativo ben noto è che la Regione Liguria, fin verso il 1994 non ha né deciso di aderire ad SBN né proposto qualche alternativa, con conseguente frammentazione delle inizitive di automazione dei cataloghi e dei servizi.

Il 1994 però è lontano: che cosa dire di ciò che è successo dopo? E degli altri aspetti della politica regionale?

La nuova normativa regionale ligure

Continuando nel mio ruolo di suggeritore, presento un altro argomento su cui si potrebbe aprire una discussione.

Come molti sanno, la Regione Liguria sta rinnovando la sua normativa in materia di cultura, e quindi anche di biblioteche.

Nel 2006 è stata approvata la Legge regionale n. 33 (Testo unico in materia di cultura), mentre nel 2007 è stato approvato, ai sensi di questa legge, il Piano triennale 2008-2010 di valorizzazione culturale, mentre devono ancora essere approvati due degli atti programmatori previsti dalla Legge 33, cioè le modalità e procedure di concessione di contributi e il piano annuale.

Qualcuno quindi potrebbe aver voglia di fare commenti in merito, e non solo i bibliotecari ma anche i lettori: che cosa si aspettano gli utenti delle biblioteche da un rinnovamento della normativa?

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