Proprio ieri ho ricevuto l’edizione rilegata delle REICAT: è terminata la fase delle versioni beta in rete, si passa al cartaceo.
Come avevo segnalato in un precedente post, c’erano delle perplessità da parte mia sulle innovazioni nella traslitterazione dal greco antico e avevo inviato alla segreteria della commissione le mie osservazioni, non ricevendo alcuna risposta, ma forse chi tace acconsente. Invece, come disse un comico toscano in un divertente film di qualche anno, chi tace sta zitto e basta e forse non legge neppure.
Ho controllato e ho trovato a p. 418 il buon Homiros, anzi Hómīros, come rinvio di Homerus. Dunque le REICAT hanno stabilito che la pronuncia erasmiana era sbagliata, o forse non hanno stabilito nulla, ma solo voluto adeguare al greco moderno l’antico senza che nessuno ne avesse avvertito l’esigenza. Così avremo anche Sokratis (il terzino del Genoa o il maestro di Platone?).
Le RICA risolvevano brillantemente la questione della traslitterazione non lasciando alibi ai professori universitari che preferivano inventarsi traslitterazioni o cercarle in Francia, spesso credendo che in Italia non ci fosse nessuna regola istituzionale. Ora le REICAT complicano tutto, introducendo anche gli elementi accessori scomparsi con le RICA: è un evidente passo indietro e anche un errore fonetico, se è giusta l’interpretazione erasmiana. Peraltro, se già le ragionevoli RICA avevano avuto scarso seguito, chi adotterà questa forma di traslitterazione inutilmente complicata, al di fuori dei catalogatori? Ricordo che in un convegno, un docente sociologo della LUISS disse: “Lasciamo ai bibliotecari le loro regole astruse”; aveva torto, ma non vorrei che le REICAT dessero questa impressione a chi si occupa di libri senza il compito di catalogarli.
Ora aspettiamoci le pecore di Cratino che fanno “vi vi”, ma per quanto mi riguarda continuerò a usare la traslitterazione delle RICA.
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