Permalink anche negli opac

Recentemente la Library of Congress ha reso disponibili dei permalink ai suoi record bibliografici, cioè dei link che puntano direttamente ad un singolo record (si vedano le relative FAQ sul sito della biblioteca o questo post della lista Diglib).

Ovviamente il concetto di permalink, nell’ambito della gestione documentale e dei beni culturali, può essere esteso al puntamento a qualsiasi record di metadati od oggetto digitale.

Si tratta di una funzionalità che non è stata finora tipica del mondo bibliotecario, e infatti molti opac non ce l’hanno, ma viene piuttosto dal mondo del Web 2.0 e dei blog in particolare, ma è di grande rilevanza anche per i sistemi informativi delle biblioteca: essa infatti facilita l’integrazione e la condivisione trasparente di contenuti realizzati autonomamente e residenti in siti diversi. Questo può essere utilizzato in particolare in architetture basate sui web services, e infatti non a caso la Library of Congress li usa nel contesto di Z39.50 e SRU.

Gli impieghi possibili potrebbero aversi sia nel contesto dei metaopac e delle biblioteche digitali, sia in contesti più informali, ossia per introdurre citazioni bibliografiche in ogni sorta di casi, ad esempio in blog ecc.

4 Risposte

  1. Anzitutto, auguri e complimenti per il nuovo blog, che mi pare già, appena nato, molto ricco di informazioni e di post. Ma che gli date da mangiare, al bimbo prodigio?! ; -))
    Sull’uso del permalink anche nelle basi di dati , vorrei sottolinearne la grande importanza: attraverso di esso i motori di ricerca tipo Google e gli altri potrebbero rintracciare ogni singolo record compreso in un’Opac – portando quindi “in superficie” parte di quello che oggi rimane l’internet “profondo”, inaccessibile alla ricerca se non dall’interno di ogni singolo sistema (nonostante la presenza di grandi meta-opac).
    Sullo stesso concetto, ma con un punto di vista un po’ diverso, segnalo il post di Fattoria della Comunicazione
    http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/
    scritto da Carlo Penco, che recensisce un recente interessante incontro sul Web semantico. Anche da questo punto di vista l’ENS o Entity Name System, cioè l’identificazione permanente e unica di una qualunque entità esistente sul web, diventa lo strumento fondamentale per la costruzione di relazioni tra le risorse – che siano intelleggibili e gestibili dalle macchine. Un web “intelligente”. Molte menti e molte risorse sono al lavoro sul web semantico. Già qualcosa si vede, e si usa. Vedremo!

  2. La realizzazione pratica dell’idea dell’ENS però non è affatto facile: bisogna infatti definire uno standard per gli ENS, valutando però anche il modo per mantenere il sistema. E’ necessario prevedere un apposito servizio come i DNS, oppure si può progettare uno standard che consenta una gestione totalmente decentrata?

  3. Quello che ci è stato mostrato durante il seminario è molto più di un prototipo, è un sistema già funzionante, Okkam, http://www.okkam.org/, che più verrà usato più funzionerà…così mi pare di capire che gli ENS vengono attribuiti dal sistema stesso man mano che una entità viene descritta. In modo decentrato, secondo la filosofia web2.0.
    Non so dirti di più – consulta Okkam, o gira la domanda a Carlo Penco. E se mai, scrivi un altro post di aggiornamento della faccenda, che mi pare molto interessante!

  4. Ho visto brevemente Okkam: progetto interessante, ma certo ben lontano dall’essere uno standard stabile e condiviso (al livello, diciamo, degli standard W3C), di diritto o almeno di fatto.

    Per di più vedo che è un progetto finanziato con fondi europei, e questi progetti hanno una certa tendenza a finire nel nulla una volta terminato il finanziamento.

    Finora ho potuto esaminare il sito in fretta, ma non ho trovato una descrizione sintetica dell’architettura del sistema né la definizione dei veri e propri identificativi, ma forse è solo che non ho visto bene.

    Dico questo non per disprezzare Okkam, perché lavori di questo genere, anche se probabilmente non definitivi, sono necessari, ma solo per dire che di lavoro da fare ne rimane ancora molto.

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