Gli orari delle biblioteche

Un bell’argomento su cui discutere sarebbero gli orari delle biblioteche.

Qui sono invitati particolarmente i lettori a dire la loro: gli orari che offrono attualmente le biblioteche che frequentano, o vorrebbero frequentare, sono adatti alle loro esigenze? Se non lo sono, come andrebbero modificati?

Ma anche i bibliotecari possono dire la loro. Ad esempio, come stabiliscono gli orari? Perché proprio quelli e non altri?

29 Risposte

  1. […] Original post by beppe2 […]

  2. Vorrei aggiungere alcune informazioni per sollecitare ulteriormente utenti e bibliotecari ad intervenire su questo aspetto, che é sostanziale:

    “Tutte le belle parole altisonanti sull’utilità e sul valore che hanno le biblioteche per la scienza diventano vuote e vane quando l’uso nel locale stesso è limitato a breve tempo”
    (Julius Petzholdt, Manuale del bibliotecario, 1894, p.221)

    Una domanda, un esempio di “saggezza” (o “professionalitá”?) bibliotecaria che oggi mi pare dimenticata, e una constatazione “storica”.

    1. La domanda.
    Come mai é molto probabile (non dispongo di dati statistici per essere piú preciso) che una biblioteca con fondi antichi abbia orari piú ridotti e sia chiusa la sera?
    A Pistoia, nella stessa amministrazione pubblica, non statale, accanto ad una sede recente ed innovativa – e con 300 posti di lettura – dotata di fondi “contemporanei” é rimasta la sede piú antica con i fondi storici. La prima é aperta dalle 9.00 – 19.00, la seconda, che pure al primo articolo del suo regolamento si richiama la Costituzione, dalle 9.00-13.30 e per soli due giorni 15.00-17.30 ma chiude il sabato (mi pare non dichiari il n. di posti di lettura). Vedi:
    http://www.comune.pistoia.it/sangiorgio/info.htm#orario
    http://www.comune.pistoia.it/forteguerriana/info.htm#orario

    2. L’esempio di saggezza dimenticata.
    “Nei giorni destinati al pubblico servizio, ogni biblioteca stará aperta almeno sei ore consecutive, senza contare quelle della lettura serale.
    Il ministero provvederá affinché, nelle cittá dove sono piú biblioteche, gli orari si esse siano disposti per modo da permettere la massima durata della lettura pubblica”
    (Art. 163 del Regio decreto 28 ottobre 1885, n. 3464)
    Ricercando nell’Anagrafe delle biblioteche italiane le sole biblioteche nel Comune di Genova, risultano ben 271 biblioteche: come é stato applicato questa antica “regola del mestiere” dai bibliotecari di Genova? e all’interno delle biblioteche della stessa amministrazione comunale, di comunitá montana, provinciale o regionale della Liguria?
    http://anagrafe.iccu.sbn.it/iccu/abi

    3. La constatazione storica.
    “I libri rari, gli incunabuli della stampa, quelli di grandissimo pregio, le incisioni, i disegni, le carte di qualche valore saranno dati in lettura col permesso del prefetto o del bibliotecario … sotto speciale sorveglianza, e se é possibile, in tanza separata, ne’ MAI SI SERA”…
    “In qualsiasi sala o parte della biblioteca é a tutti rigorosamente vietato di fumare”
    (Art. 172 e 187 del Regio decreto 28 ottobre 1885, n. 3464)

    Credo si possa affermare che in passato l’apertura serale era limitata ai libri “di minor valore” per serie “esigenze di Conservazione”: per ridurre il rischio di perdere per sempre i testi piú rari a causa dei possibili incendi. Questo ha avuto un senso fino all’inizio del ‘900, ossia fino a quando alla illuminazione alimentata ad olio ed a gas é stata sostituita l’illuminazione elettrica. Da allora, recarsi ed aprire la biblioteca solo la mattina poteva avere solo il valore di uno “status simbol”…
    Oggi, e dopo un secolo dall’introduzione della corrente elettrica, perché mai le “biblioteche storiche” continuano a restare chiuse la sera???

    Non sottovaluterei la capacitá dell’impostazione culturale “conservativa” tipica dei bibliotecari statali di diffondere i propri “principi professionali” in tutto “l’ambiente professionale”, ed in tutte le biblioteche storiche, a qualunque amministrazione siano appartenute. Nel regolamento interno del 1888 della biblioteca comunale pistoiese si affermava:

    “Art. 15 – Sono applicate alla Biblioteca Forteguerriana tutte le disposizioni onde sono rette le biblioteche governative in quanto non deroghino dal presente regolamento”.

  3. Strano, ero sicuro che su questo argomento sarebbe intervento più di un bibliotecario, perché cambiando questo aspetto del servizio cambiano anche gli orari dei turni di lavoro. Forse conviene ipotizzare delle fasce orarie.

    Quali difficoltà per i bibliotecari e le amministrazioni, e quanto interesse da parte dei lettori per le aperture serali, ad esempio fino alle 22,00? E’ molto più costosa l’apertura fino alle 24? (mi sembra che dopo le 22 per il personale sia orario notturno).

    Si ritiene che per aumentare la frequenza complessiva sia sufficiente “spostare le ore”, e quindi rivolgersi principalmente alle fasce di utenza oggi impossibilitate a recarsi comodamente in biblioteca (come molti tra chi lavora la mattina ed il primo pomeriggio)?
    Si può cioè ragionare a parità di risorse disponibili: rinunciare a biblioteche aperte la mattina oppure nelle ore attorno al pranzo, sperando così che gran parte degli attuali utenti effettivi (studenti e docenti con meno vincoli di orari di chi lavora) si possano adeguare facilmente ai nuovi orari serali mentre nuovi lettori si aggiungono?
    Cosa ne pensano i bibliotecari (ed i sindacati) se il loro orario di lavoro cambiasse in questo senso?

    Oppure si è convinti che così facendo si perderebbero molti degli attuali utenti senza conquistarne altrettanti tra quelli potenziali e l’affluenza complessiva diminuirebbe? Si ritiene cioè che solo “prolungando” gli orari attuali il numero complessivo di chi frequenta le biblioteche possa aumentare?
    In quest’ultimo caso, infine, è più realistico ipotizzare che l’amministrazione riesca a mettere a disposizione nuove risorse oppure che concentrando il personale (ed i libri) di più biblioteche della stessa zona in una o in alcune più grandi si riesca comunque a coprire anche i nuovi turni di lavoro serali?

  4. Esempi di apertura serale in Liguria non ce ne sono stati molti, e da quello che ne so hanno dato risultati alterni: in alcuni casi c’è stato molto afflusso di pubblico, in altri posti in biblioteca alla sera non ci andava nessuno (questo era successo anche dove abito io, che non è in Liguria). Ad esempio, pare che l’apertura serale funzioni nelle località turistiche, se la biblioteca è vicino al lungomare (o addirittura sul lungomare, come in alcuni paesi) o in altro luogo frequentato.

    Molto più comune l’apertura di sabato, soprattutto al mattino ma anche al pomeriggio (rarissima invece, a dir poco, quella domenicale), che io giudico indispensabile per tutti coloro che durante la settimana sono impossibilitati a frequentare la biblioteca per motivi di lavoro.

    Ciò che impedisce di ampliare gli orari normalmente è solo la disponibilità del personale: ci sono biblioteche con una sola persona, magari anche bravissima ma che evidentemente non può stare in servizio 7 giorni su 7.

    Non trovo scandaloso che la sezione storica di una biblioteca abbia orari più ridotti rispetto a quella moderna, sempre che durante l’orario sia aperta a tutti, e che gli orari non siano così ridotti o mal combinati da rendere in pratica impossibile la fruizione (allora meglio l’apertura su appuntamento). Infatti le necessità di sorveglianza e quindi di personale sono maggiori, e di solito il pubblico è più ridotto.

  5. Come utente di una biblioteca grande e centrale apprezzerei un orario giornaliero fino alle 22 ed un’apertura sette giorni su sette.

  6. Il tema degli orari andrebbe esteso a quello del “tempo” necessario per leggere in biblioteca.

    Cito una fonte alla quale non posso aggiungere molto se non ricordi analoghi altrove perchè, di persona, conosco pochissimo la Nazionale di Roma:

    “Per il condannato a percorrere il girone infernale della Biblioteca Nazionale di Roma, il lunedì e il giovedì rappresentano i giorni della speranza. Solo allora, lo studioso o il semplice lettore godono del privilegio di poter richiedere libri in consultazione anche il pomeriggio, addirittura fino alle 17,30. Nel resto della settimana, alle 14 la distribuzione è interrotta e chi s’è visto s’è visto. Ci si accontenta di sfogliare i volumi lasciati in deposito con lodevole lungimiranza nei giorni precedenti o di ritirare fotocopie pagate a peso d’oro…
    l’ignaro esploratore delle spaziose sale di Castro Pretorio scopre che l’attesa promessa di un’ora si dilata, quando va bene, almeno del doppio. Gli habitué convinceranno il neofita a non dirsi sfortunato: l’odissea qui è norma, non eccezione. Meglio essere ottimisti e occupare il periodo di forzata inattività passeggiando negli asettici corridoi di questo mastodontico edificio anni Settanta, da qualche anno trasformato in salone aeroportuale o in perfetta location di congresso di partito.
    Sarà opportuna anche un’escursione nei giardini esterni: non ne mancherà l’occasione poiché capita spesso che tra mille scuse dell’incolpevole personale (che si lamenta della mancanza cronica di impiegati senza tuttavia disdegnare la consolazione di corroboranti sedute di solitario al computer) venga consegnato il libro sbagliato…
    Anche il ricercatore che frequenta l’emeroteca non può dirsi più felice: le copie cartacee di periodici, riviste e quotidiani sono ormai tutte o quasi «escluse dalla visione» (si deperirebbero, ci dicono), ma quelle microfilmate che dovrebbero sostituirle riservano sorprese a non finire: bobine rotte, pellicole sfilacciate, collezioni lacunose…
    Per leggere o studiare non c’è fretta. Basta riprovare e sperare (hai visto mai) di essere più fortunato.”

    IN:
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=133956

  7. Un esempio estero che dovrebbe piacere a Marinaforlani è la Biblioteca Pubblica d’Informazione di Parigi.

    “2.2.6. Flessibilità

    La BPI si contraddistingue per l’ampio orario di apertura: 62 ore di apertura settimanale e 312 giorni di apertura (chiude al pubblico solo il martedì e il giorno di Natale). È aperta dalle 12 (11 nei week-end e giorni festivi) fino alle 22.

    Nei giorni festivi la coda di persone che aspetta di entrare nella Biblioteca è più consistente, chiara dimostrazione del fatto che l’apertura risponde ad un bisogno rilevante del pubblico.”

    (In: STUDIO DI FATTIBILITÀ DELLA BIBLIOTECA EUROPEA DI INFORMAZIONE E CULTURA –
    DUE BIBLIOTECHE EUROPEE A CONFRONTO
    Progetti, soluzioni, spunti di progettazione per la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura,
    http://www.beic.it/ )

    Non conosco biblioteche con simili orari in Italia, salvo la Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, che però è un eccezione in quanto privata (anche se credo aperta al pubblico per volontà del suo fondatore).

  8. Grazie *Dino*, è proprio la BPI che mi ha fatto pensare ad un ampliamento di orario e di giorni di apertura, per la biblioteca centrale della mia città. Una precisazione: oltre al martedì la BPI è chiusa il 1°maggio e non il giorno di Natale.

  9. …vedo ora… il progetto della Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura…grazie della segnalazione

  10. La segnalazione è utile per capire come in Italia si “trattino” le biblioteche, ma consiglio di non farsi impressionare dai titoli accademici e mantenere un distacco critico sul merito degli argomenti presentati.
    A me i testi in quel “progetto” (escludo quelli sulla creazione delle raccolte e sulla digitalizzazione, che non ho letto) sembrano scritti da chi le biblioteche “reali”, non i modelli astratti, le ha frequentate poco. Ad esempio ad un certo punto uno degli autori di quel progetto fa tutto un discorso retorico per arrivare a dire che la futura biblioteca di Milano non prevederà un biglietto d’ingresso: non bastava dire in una riga che da sempre, e poi per Legge, l’accesso alle biblioteche ed agli archivi pubblici e’ gratuito!

    Quando poi si parla di ruolo, “mission”, sistemi, mappe cognitive network, …bla bla bla… di biblioteche; “qualità”, customer satisfaction, aspettative degli utenti, ecc., ecc., non si capisce perchè si voglia complicarsi e complicare la vita ed il discorso con modelli e linguaggi aziendalistici (nate per le multinazionali di dipendenti e punti decisionali e non per la “biblioteca della città”…) che con le biblioteche hanno davvero poco a che fare.
    La biblioteca da sempre è stata un servizio orientato alla qualità perchè “di lusso”: semplificando al massimo è nato per i pochi e privilegiati in grado di leggere. Basterebbe applicare, semplicemente aggiornandoli, i principi e le tecniche che un tempo erano state ideate a beneficio di quei pochi per soddisfare in pieno anche le esigenze degli utenti che oggi fortunatamente sarebbero in grado di beneficiarne.

    La biblioteca è un “servizio” una tecnologia matura” da secoli: non ha un gran bisogno di modelli e teorie nate per affrontare “la concorrenza globale” tra aziende.

    Basterebbe rileggere le pagine precedenti agli anni in cui in Italia i bibliotecari hanno iniziato a “fare confusione”, di idee e di linguaggio, tra biblioteche “pubbliche” vere e proprie, e biblioteche “pubbliche” “per tutti”, ossia tutti quelli che i bibliotecari vogliono cacciare dalle biblioteche vere e proprie.

    Ma devo restare sul tema di questo post: l’orario. Non occorreva andare a cercare all’estero ed introdurre il concetto economico-aziendalistico di “flessibilità” (mai utilizzato dai bibliotecari in passato) per scoprire e spiegare quale siano gli orari desiderabili, ma fare una piccola ricerca storica sulle biblioteche di Milano:

    “Regolamento per la pubblica lettura, nella Biblioteca Nazionale di Milano. Novembre 1889”

    “Art. 1. La Biblioteca Nazionale di Brera (Braidense) in Milano è aperta al pubblico tutti i giorni dell’anno (comprese le domeniche) eccettuate le solennità riconosciute dal calendario civile…
    Art. 2. …Dal 3 novembre fino a tutto aprile è anche aperta nei giorni feriali la sera dalle 7 alle 10. Alla domeniche è aperta dalle 10 ant. Alle 3 pom.”

    I concetti di Servizio nelle biblioteche sono nate con queste, le teorie astratte trasportate con copia ed incolla dai testi aziendalistici a quelli di biblioteconomia ed i linguaggi complicati da “venditori di consulenze” cosa hanno aggiunto concretamente, se non danni pratici e confusione teorica?

  11. Gentile “Dino” grazie per tutti gli avvertimenti a mantenere il distacco critico e al non farsi impressionare, nonchè della citazione dell’orario del 1889 della Biblioteca Nazionale di Milano.Ne farò buon uso.
    Per ciò che riguarda la BPI, che è una biblioteca di sola consultazione e non di prestito, se Lei me lo permette continuerò a trascorrerci ore piacevoli ed interessanti, come mi è già capitato,cogliendo analogie,immaginando ampliamenti di orario e di spazi,confrontando situazioni personali di lettrice e frequentatrice assidua della biblioteca civica centrale della mia città con quelle di frequentatrice casuale e curiosa di biblioteche europee.

    Sarebbe interessante sapere se esistono esempi di biblioteche pubbliche, in Italia, con orario molto esteso.

  12. Mi sembra che i materiali raccolti da Dino inducano a mettere in dubbio un’idea diffusa, e cioè che nelle biblioteche la cultura del servizio sia di introduzione recente, mentre un tempo prevalesse quella della chiusura e della conservazione.

    Certamente nel passato ci sono esempi che vanno in senso opposto a quello del servizio, ma forse la situazione non è mai stata così monolitica come qualcuno pensa.

    D’altra parte non è una novità che l’idea della “biblioteca pubblica” (di pubblica lettura) è ambivalente: da un lato può rappresentare estensione del servizio, eliminazione di barriere verso l’utenza, uguaglianza di opportunità di accesso per tutti ecc. ecc., ma dall’altro può legittimare la concezione gerarchica dell’organizzazione bibliotecaria per cui si sono le biblioteche per tutti, e quelle solo per i lettori dotati delle opportune referenze.

    Da questo punto di vista, possono avere un ruolo positivo quelle reti di biblioteche, come SBN, a cui partecipano in modo paritario biblioteche eterogenee per collezioni, specializzazione e titolarità, e per questo sono piuttosto diffidente verso la creazione di poli SBN trasversali e “tematici”, che oltretutto possono diventare dei ghetti per gli stessi partecipanti.

  13. Certo…sono d’accordo sulla cultura del servizio che non è un’acquisizione recente nelle biblioteche. Vedo invece in una prospettiva non solo di costrizione ma di gradevolezza l’apertura delle biblioteche alla sera fino alle 22 e alla domenica: andare a leggere in biblioteca non solo e non necessariamente perchè in altri orari e in altri giorni non lo si può fare, bensì perchè piace andare a leggere in biblioteca anche la sera (e allora l’orario fino alle 22 potrebbe sembrare limitato)e anche la domenica.

  14. “..Sarebbe interessante sapere se esistono esempi di biblioteche pubbliche, in Italia, con orario molto esteso.” [marinaforlani]

    Ecco un buon esempio fiorentino, di una sede che ha appena “riaperto”, dopo alcuni lavori interni (per questo, credo l’omaggio per chi vorrà tornarci dopo aver pazientemente atteso…).

    “Strano” solo che – non essendo una biblioteca di una scuola – una biblioteca Pubblica contemporanea [che offre o, dove il lettore può trovare, prevalentemente opere contemporanee] resti chiuso nello stesso periodo in cui … sono chiuse le scuole… Vecchie abitudini?…
    Come ha già osservato marinaforlani, poi, l’ottimale per una biblioteca rivolta a tutta la città (non solo agli studenti) sarebbe anche l’apertura di domenica spostando il riposo settimanale su un giorno feriale (magari non il sabato..).
    Ma, considerato il contesto generale, anche l’utente deve aver pazienza e non deve pretendere “troppo”; mi sembra già uno sforzo notevole:

    “Biblioteca comunale Palagio di Parte Guelfa
    Piazza di Parte Guelfa
    50123 Firenze (FI)
    Telefono 055.2616030
    Fax 055.2616031

    Si comunica che la Biblioteca Palagio di Parte Guelfa
    e aperta al pubblico dal 6/6/2008 con il seguente orario:

    Dal lunedi al venerdi: 9.00 – 22.00;
    Sabato: 9.00 – 13.00.

    L’orario estivo (luglio e agosto) sara il seguente:
    Dal lunedi al venerdi: 9.00 – 14.00;
    Sabato: 9.00 – 13.00.

    Si comunica inoltre che e attiva nella biblioteca la navigazione
    internet (Bibliopaas) in modalita WI – FI ed e presente una nuova
    sezione sul giallo d’autore.

    A tutti gli utenti che prenderanno un libro in prestito sara dato, fino
    ad esaurimento, un piccolo libro in omaggio sulla storia della
    Fiorentina.

    Cordiali saluti.”

  15. Ecco un esempio di orario prolungato fino alle 22, non sette giorni su sette.
    Come utente di biblioteca io non mi colloco in una posizione di utente >versus<persone che lavorane in biblioteca e perciò non chiedo loro uno sforzo. Forse occorrerebbero più persone a svolgere lavoro in biblioteca.Forse è il contesto generale che potrebbe cambiare.

  16. Ogni estate tornano di attualità gli orari delle biblioteche.

    Porto l’esempio di Firenze.

    La Bncf ha comunicato:
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=712

    Chiusura “per revisione”, ex art. 28 Dpr 417/95 (devono restare aperti – con orario ridotto – almeno informazione e prestito):
    dal 1 al 16 agosto (dal venerdì al 2° sabato successivo).

    Ma subito dopo, per il resto del mese, le sale di lettura riaprono parzialmente, solo la mattina.

    “Casualmente”, poi, proprio negli ultimi “15 giorni” di luglio era stato chiuso il prestito, per l’altra “revisione” prevista “una volta all’anno” dall’art. 57 6° comma, che per l’utente non dovrebbe comportare la chiusura del servizio ma l’obbligo di restituzione, nei giorni precedenti, dei libri presi in prestito:
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=707

    La Marucelliana ha comunicato:
    http://www.maru.firenze.sbn.it/informazioni.htm#inf04

    Chiusura dall’11 al 23 agosto: due settimane, da lunedì al sabato successivo.

    L’utente può dire qualcosa su queste interruzioni di servizio o sono solo “atti interni” di cui prendere nota?

    Per gli articoli 27, 28 e 29 del Dpr. 417/95 qualcosa non torna e la “distanza” con quanto previsto dal Dpr mi pare evidente:
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/Privacy/dpr_5_7_95_nr147.pdf

    27. 1. Il calendario e l’orario di apertura al pubblico della biblioteca debbono essere coordinati con quelli degli altri istituti bibliotecari cittadini.”; e questo coordinamento – ci pare ovvio – dovrebbe essere finalizzato ad agevolare gli utenti, come già si affermava 1885:
    “Il ministero provvederà affinché, nelle città dove sono più biblioteche, gli orari si esse siano disposti per modo da permettere la massima durata della lettura pubblica”
    (Art. 163 del Regio decreto n. 3464).

    28. Chiusura per revisioni. … il direttore della biblioteca può disporre la chiusura al pubblico dell’istituto per non più di due settimane nel corso dell’anno.

    In sintesi: le chiusure per revisione non sono coordinate ma si sovrappongono; la revisione non “obbligherebbe” alla chiusura (“può”), ma ogni estate sono “garantite”; la Bncf va oltre le due settimane e inoltre vi cumula altre interruzioni parziali; le revisioni sono previste “una volta l’anno”, ma “casualmente” si concentrano nel periodo estivo: insomma … profumano di mare! …

    Che aggiungere … ci piacerebbe poter vedere almeno l’autorizzazione della Direzione Generale Beni Librari e leggere le motivazioni per cui si considerano “necessarie” tutte le “interruzioni di pubblico servizio” che superano le (eventuali!) due settimane previste dall’art. 28:

    29. Interruzioni del servizio. 1. Ogni eventuale necessaria interruzione o riduzione del servizio pubblico deve essere preventivamente autorizzata dal Ministero.

    E nei musei Pubblici cosa succede d’estate?
    …..

    E nelle altre città qual è la situazione delle biblioteche?

    A leggere qua e là, negli anni passati, era la stessa:

    “LA vita di chi voglia o debba far ricerca in Italia d’estate è grama. Coerenti con il costume nazionale, le biblioteche entrano prima in regime di orario ridotto poi, in agosto, chiudono.
    Nelle poche ora che restano aperte si industriano, con regolamenti raffinatissimi, di rendere ancora più dura la vita dei poveri studiosi … Roma .. Bologna .. Firenze .. Napoli..”
    In:
    http://biblaria-blog.splinder.com/archive/2004-08

    Se è così si tratta proprio di chiusure per ferie: altro che “revisioni”!
    Ma non lamentiamoci troppo, altrimenti i bibliotecari potrebbero offendersi e … chiudere anche a Pasqua ed a Natale!

    Buone “revisioni” a tutti!

  17. Mi duole disilludere Dino: l’orario indicato con tanta fanfara non è quello della biblioteca ma quello dei suoi locali. Inoltre terrei a precisare che la riapertura dopo non meglio definiti lavori di ristrutturazione è arrivata con un ritardo di circa nove mesi sulla data annunciata al momento della chiusura. Non lo direi un esempio da imitare.

  18. Orari estivi.

    … “E nei musei Pubblici cosa succede d’estate?” …

    Ho trovato una risposta: l’opposto di quello che accade nelle biblioteche!
    Apertura straordinarie fino alle 22!

    “Cala la notte, aprono i musei
    Arte & estate, visite serali anche alle Torri di Giotto e di Pisa. Da luglio a tutto settembre accessibili dalle 19 alle 22 anche Uffizi e Accademia”
    IN:
    http://firenze.repubblica.it/dettaglio/Cala-la-notte-aprono-i-musei/1470731

    Del resto le scuole d’estate sono chiuse e le biblioteche devono servire solo agli studenti…

    Ricordiamocelo quando – finite le vacanze – certi bibliotecari torneranno a lamenterarsi e fingeranno di avere a cuore le biblioteche per ottenere piu’ fondi pubblici!

  19. Sulla chiusura estiva delle biblioteche.

    Che qualche biblioteca resti aperta nel periodo estivo, ideale per la “promozione” del Libro (quando non essendoci l’impegno del lavoro nuove fasce di utenza potrebbero approfittare dei servizi per la lettura) mi risultano anche a me, ma come eccezione (nel mio blog, in Premessa, la biblioteca di San Miniato..). A Firenze, ad esempio, mi sembra proprio che chiudano sia le statali che le varie sedi comunali. Forse la sola Medicea chiude a settembre, ma la situazione non cambia perché è la più inaccessibile.

    Le ferie ovviamente vanno fatte, ma senbra impossibile che non si riesca MAI a programmarle tra il personale in modo da non concentrarle nello stesso periodo e alla fine da non chiudere.

    Idem per i recuperi dello straordinario: nel privato mi risulta che vadano recuperati nelle settimane immediatamente successive e non si possa pretendere di recuperarle solo d’estate.
    La logica lì è coprire meglio i periodi di punta, non assicurarsi ferie più lunghe, come sembra essere in questi casi…

    Ridurre l’ipotesi del lavoro a termine ad episodi di schiavismo mi sembra riduttivo.
    Sarebbe interessante avere l’esperienza di biblioteche che ne fanno uso (mi sembra La Sala Borsa di Bologna?).
    D’altra parte in altre situazioni ho visto spesso utilizzare dei “volontari” che probabilmente ricevono comunque un rimborso spese o comunque un’uscita: a quel punto mi sembra più corretto dare un’occasione – anche se a termine – a degli studenti che vogliono mantenersi da soli agli studi, o dei non più studenti che magari sono anche interessati a valutare se impegnare qualche mese nello studio per superare un concorso per bibliotecario…

    Anche per questo aspetto, poi, il settore Pubblico non ha dimostrato di poter essere un esempio per il privato facendone l’uso più corretto … Addirittura, invece, è stato ed è ancora usato per eludere il principio Costituzionale che nella PPAA si entra per concorso! Sia con una vergognosa recente “sanatoria” di massa del cosìdetto “precariato” (cosa avranno pensato quei veri precari ossia disoccupati che invece non sono riusciti più volte a superare un concorso in cui avevano investito tempo e danaro, per tutti i manuali, le ripetizioni ed i codici necessari alla preparazione???) sia, ancora oggi, con Concorsi che richiedono precedenti brevi esperienze nel ruolo come requisito indispensabile (e non, ad esempio, solo come una fonte parziale di maggior punteggio…) in modo da garantirne la “vincita” a chi di fatto è già entrato nell’Amministrazione con altre vie, meno controllabili di un Concorso.

    Resta il fatto che se l’alternativa a una diversa organizzazione ed anche a queste forme di assunzioni – da utilizzare correttamente, anzi in modo esemplare anche da parte del Pubblico – è la chiusura, e casualmente estiva, il dubbio è che in realtà non si voglia dare un servizio, non si voglia nemmeno provare a stimolare la domanda.
    Chi sa per quale motivo… .

  20. Tutte osservazioni molto stimolanti come al solito.

    Per quanto riguarda gli orari, mi riferivo al contesto di una gestione del personale complessivamente appropriata, e non a quando ci sono delle distorsioni, perché in quel caso vanno corrette quelle prima di pensare ad altro.

    Il problema con il recupero degli straordinari sorge quando gli straordinari vengono fatti in via continuativa proprio per garantire un orario di apertura più ampio: è chiaro che in quel caso non è possibile fare il recupero degli straordinari e contemporaneamente mantenere l’orario.

    Di solito però questo determina una riduzione temporanea di orario, e non una chiusura, tranne che nelle biblioteche gestite da una sola persona.

    In quest’ultimo caso si potrebbe certamente ricorrere a personale esterno (o talvolta ad altro personale comunale), ma questo si scontra con la scarsa volontà degli enti di fare spese aggiuntive (la soluzione dei volontari non è generalizzabile perché non è detto che si trovino).

    Comunque confermo che per la mia esperienza chiusure estive delle biblioteche, soprattutto prolungate, non sono molto frequenti, in particolare nella riviera ligure, dove d’estale le biblioteche sono in genere molto utilizzate anche dai villeggianti.

    Per una volta citiamo anche un esempio positivo. In un piccolo comune, la cui biblioteca funziona molto bene ma è gestita da una sola persona, la bibliotecaria ha dovuto per un periodo di alcuni mesi sostituire la capo area assente. La chiudura della biblioteca per tutti quei mesi, che io sappia, non è stata neppure presa in considerazione, ma la cosa interessante è che il comune, invece di mettere in biblioteca uno qualunque, ha utilizzato una brava catalogatrice professionista, che così, oltre a svolgere molto bene il servizio al pubblico, ha potuto continuare la catalogazione ed è stata molto contenta di avere un’esperienza di gestione completa del servizio.

    Cosa dicono su questo gli altri frequentatori del blog? Hanno qualche esperienza interessante, in senso positivo o negativo?

  21. Anche a me piacerebbe che si raccogliesse qui una lunga lista di esempi positivi, sia sugli orari serali che sulla mancata interruzione del servizio in particolari periodi dell’anno…

    Per gli orari serali sarei più sorpreso da segnalazioni di casi positivi nelle “biblioteche antiche” (secondo la terminologia di Serrai, che ritiene non corretta l’espressione “biblioteche storiche”), dato che nelle biblioteche contemporanee (ossia le cosìdette “pubbliche”) e in quelle universitarie l’apetura fino alle 22 non è più una rarità.

    Dove orari prolungati ci siano già, però, una bella differenza si ha quando l’apertura non riguarda solo la/le sala/e di lettura (per chi ha lasciato i libri in deposito la mattina) ma comprenda anche il servizio distribuzione (per chi la mattina non possa proprio andare in biblioteca!): e questo mi sembra proprio un fatto raro, anche nelle antiche con qualche giorno di apertura pomeridiana.

    Nela fiduciosa attesa, trovo stimolante un riferimento del passato, che ho letto oggi e che trovo attuale, ovviamente non nella regolamentazione del lavoro, ma nell’approccio o “metodo”, che oggi sarebbe indicato con termini ormai abusati (quindi poco stimolanti) come: “attenzione alle esigenze del Cliente” o alla “qualità” del Servizio:

    “Regolamento per la Biblioteca Comunale di Siena, 1871

    Art. 31 – Nel mese di ottobre è concesso al Bibliotecario ed all’Ajuto Bibliotecario di assentarsi dieci giorni per ciascuno, e sette giorni sono concessi al Custode e ai Distributori per ciascuno di essi. Tale concessione è subordinata alla condizione che i concessionari non possano profittarne che uno alla volta.
    In questo tempo la Biblioteca, quantunque chiusa ai lettori, non lo deve essere per i forestieri che la visitano”
    [gli antenati dei temuti turisti di oggi??? ai quali oggi aggiungerei volentieri i “forestieri”-potenziali lettori …];

    [curiosa poi la precisazione che – se ricordo bene – si ritrova anche in uno dei primi regolamenti organico delle statali:
    “Art. 59 – E’ espressamente inibito al Custode ed a qualsiasi impiegato subalterno, di ricevere mance da coloro che visitano la Biblioteca”]

    e

    “Art. 33 Nel caso di malattia di qualche impiegato, richiedendolo il servizio pubblico, il Bibliotecario proporrà colla Deputazione un interino [l’antenato del lavoratore a tempo determinato?], il quale non avrà diritto che ad una gratificazione.”

    Non mi sorprende che anche in questo caso (a differenza di oggi!) all’epoca nella comunale di Siena “E’ permessa la lettura di ogni libro” (con limitazioni per quelli “osceni”), ma “nelle ore della sera è vietata la distribuzione dei manoscritti, dei libri preziosi … e … l’uso dei grandi atlanti”, dato che alla chiusura “il Custode … vigilerà che siano ben spenti i lumi e sia allontanato ogni pericolo d’incendio”.

    Esco infine dal tema orari ma resto nel campo del Servizio per i lettori con un altro curioso richiamo, tecnicamente supeato ma attuale nell’approccio; dal “Regolamento per la Biblioteca Labronica” (Livorno), 1852:

    “ART. 14.°
    Sarà obbligo di chi desiderasse prendere appunti, o trascrivere qualche parte di un’opera, di portarsi carta e penne, non obbligandosi la Biblioteca di fornire che il semplice calamajo.”

    … Allora: vediamo se, nell’era del computer, le biblioteche antiche (ed i bibliotecari Pubblici) oggi riescono a fare meglio delle Biblioteche Pubbliche dell’Ottocento…

  22. Il confronto dei livelli di servizio offerti al lettore nelle biblioteche Pubbliche antiche oggi e nella seconda metà dell’Otocento può essere “imbarazzante” per i bibliotecari: qualcosa nella “professionalità” è andato perso?
    (ma qui la “colpa” non può essere dei furti o dell’alluvione…) Un altro esempio:

    “Statuto per la Biblioteca Comunale di Verona … Consiglio Comunale … 1868

    Art. 5 – La Biblioteca è pubblica, e rimane aperta dalle ore 9,00 ant. alle 3 pom. nei mesi da 1 aprile a tutto settembre, e dalle ore 10 ant. alle 4 pom. nei mesi da 1 ottobre a tutto marzo. E’ inoltre aperta in qualunque stagione dalle ore 6 alle 9 pom. I giorni festivi però è aperta soltanto dalle ore 9 ant. a mezzodì nei mesi da 1 aprile a tutto settembre e dalle ore 6 alle ore 9 di sera nei mesi da 1 ottobre a tutto marzo.

    Art. 6 – La Biblioteca resta chiusa la domenica di Pasqua, ed i quattro giorni antecedenti, i cinque ultimi giorni di carnevale, e la festa dello Statuto. E’ data facoltà alla Giunta di stabilire altri cinque giorni di vacanza nel mese di settembre. Durante la vacanza si provvede alla pulitura e riordinamento della Biblioteca.”
    [all’epoca non si festeggiava il Natale?…]

    Ho cercato nei siti internet delle biblioteche antiche ma non riesco a trovare nulla di simile!!!

    Resta l’ecczione già accennata in precedenza: ottimo livello nel libro contemporaneo, appena inferiore nel libro antico per il servizio di distribuzione (come notava Beppe, a causa della maggiore intensità di personale richiesta dalla gestione del materale antico?).
    Penso alla Biblioteca Civica del Comune di Venezia, che rispetto alla generalità delle altre non è ha completa gestione comunale ma il Servizio Pubblico è svolto “in convenzione” da un privato; una fondazione che nel proprio statuto ha proprio un vincolo sugli orari:

    “Il Conte Giovanni, con il testamento del 1868, dona la sua biblioteca alla città e stabilisce che rimanga aperta anche quando le altre Biblioteche sono chiuse, specialmente di sera e nei giorni festivi.”

    Qui la “saggezza del Bibliotecario”, ancora oggi, non si è persa:

    “Orari
    Lunedì chiuso. Martedì – Sabato 10 – 24. Domenica e festivi 10 – 19.

    Orario festivo (10 – 19)
    anche nei giorni: 6 gennaio, 2 giugno, vigilia del Redentore,1 e 21 novembre, 8, 24, 26 e 31 dicembre.

    Giorni di chiusura:
    Tutti i lunedì, 1 gennaio, Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio, 15 agosto, 25 dicembre da martedì 29 luglio a lunedì 18 agosto 2008 compresi

    Orari Distribuzione:
    Opere moderne lunedì chiuso; martedì-sabato 10-23.30; domenica 10-18.30.
    Materiali rari e di pregio martedì-domenica 10-19.”

    Vedi: La Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, IN:
    http://www.querinistampalia.it/biblioteca/index.html

    Quindi “armonizzazione degli orari di servizio e di apertura degli uffici con le esigenze dell’utenza” – che per un Bibliotecario ed un’Amministrazione Pubblica, vuol dire semplicemente recuoerare “la professionalità” di sempre e, soprattutto, agire in base alla Legge (art. 2.2 del Dlgs 165/2001)- non è impossibile in Italia..?.. .

  23. Continuo a sperarere che Dino scriva un libro per esporre i risultati di queste sue interessantissime ricerche!

    Sugli orari di apertura delle biblioteche dell’800 indicati nei regolamenti che citi, faccio un’ipotesi: non sarà che le biblioteche di allora potevano permettersi più facilmente orari molto ampi perché il personale costava molto meno, visto anche il livello di vita dei lavoratori di allora? Qual era l’orario settimanale di un impiegato?

    Sarebbe anche una ricerca interessante quella sul bibliotecario inteso come lavoratore, e cioè sul suo inquadramento, potere d’acquisto, condizioni di lavoro, status sociale nelle diverse epoche.

    Mi chiedo anche un’altra cosa: questi orari risultano dai regolamenti, ma sappiamo se venivano sempre effettivamente mantenuti

  24. Ho scritto un blog, è meno impegnativo per me ed è anche gratis per chi volesse leggerlo…
    Anch’io vorrei trovare qualche libro sull’argomento scritto da chi si occupa di biblioteche, sarebbe più semplice approfondire alcuni aspetti. Mi sembra una parte trascurata in letteratura e le stesse biblioteche antiche non sempre conservano i loro vecchi regolamenti ed atti interni. Perché – ad esempio – non mettere sempre sul sito internet il primo regolamento che ne stabilisce la prima apertura al pubblico?

    Per rispondere a quelle domande ci vuole uno storico.

    In un caso particolare hai questi dati. Nello Statuto di Verona sono allegate due tabelle, dello stipendio e degli orari. Chi volesse approfondire potrebbe partire da lì.

    Rispetto ad oggi ho notato solo che l’orario e le ferie erano proporzionate al ruolo, come se facessero parte della professionalità: il bibliotecario ha 4 settimane di ferie, l’aiuto 3 i distributori 2 l’inserviente 1. Poi ha notato che l’aiuto ha l’orario spezzato in modo più scomodo rispetto al bibliotecario, nel senso quest’ultimo ha l’orario più “compatto” nella giornata. Ma – d’altra parte – le materie e il loro livello di conoscenza che doveva dominare il bibliotecario sono ben più numerose ed impegnative.
    Da notare che anche l’ultimo lavoratore di una biblioteca non doveva essere all’ultimo gradino della società: all’inserviente, oltre ad una sana e robusta costituzione, si richiedeva una buona calligrafia. Quindi doveva aver avuto almeno la possibilità di imparare a leggere e scrivere.

    Questo nello Sttauto di Verona c’è, per chi volesse approfondire.

    Da notare ancora che in altri casi (mi sembra ad es. San Miniato, Pisa) venivano pagati gli impiegati, mentre il ruolo di bibliotecario sembra essere una carica onorifica per chi viene nominato per ricoprirla.

    Poi la percentuale di popolazione alfabetizzata di allora non è paragonabile ad oggi, ma resta il fatto che la biblioteca di oggi non mostra affatto di aver approfittato di più di un secolo di progresso sociale, economico e tecnologico.

    Quello che a me ha colpito non sono le inevitabili differenze, ma le forti analogie su aspetti che oggi, anzi, sembra si siano persi, nonostante siano ancora alla base di un buon servizio di lettura.

  25. A proposito di orari di apertura e – quindi – di orari di lavoro dei bibliotecari e degli altri impiegati che lavorano nelle biblioteche, non riesco ad inquadrare ed a capire questa recentissima circolare ministeriale su:

    “l’integrazione pomeridiana feriale della turnazione anno 2008”, IN:

    http://www.cislbeniculturali.com/upload/circolare_214_2008.pdf

    Si fa riferimento alla produttività ed alla vigilanza nel Mincultura, e noto che la Direzione centrale delle Biblioteche non ha firmato, mentre quella degli Archivi sì.

    Insomma, vorrei sapere: se un direttore di biblioteca o di archivio comunicasse ai dipendenti che dal mese successivo l’istituto (che, mettiamo, fino ad allora aveva orario di apertura 9 – 13) dovrà garantire il servizio reference distribuzione e lettura dalle 16 alle 20, per venir incontro ad una maggior quota di utenti potenziali, lo può fare?
    Dovrebbe prima trovare i fondi per coprire indennità particolari?
    I dipendenti hanno il diritto di sciegliersi il turno di lavoro, di rifiutarsi di svolgere un orario diverso, pur restando nella “normale” (se riferita ad es. a quella del commercio privato che vale ad esempio per i dipendenti di una libreria) fascia oraria diurna feriale?

    Idem per il festivo: dato per scontata la maggiore retribuzione festiva, la copertura del turno è facoltativa per i dipendenti?

    Tornando alla circolare settembre 2008, perchè lo Stato deve pagare ai dipendenti un extra per la vigilanza feriale pomeridiana negli istituti culturali?

  26. La normativa sugli orari nel Pubblico, in particolare quella Ministeriale, non è di facile comprensione.
    In teoria il rapporto di pubblico impiego è stato “privatizzato” dal 1994, ma le analogie con il privato non mi sembrano affatto immediate.

    Personalmente non riesco ad andare oltre all’individuazione di queste due fonti, il cui contenuto mi è quasi incomprensibile:

    Artt. 9 – 14 del DPR 8 MAGGIO 1987, n. 266
    (ad es. in:)
    http://www.italgiure.giustizia.it/nir/1987/lexs_115743.html

    Artt. 22 (41 commi!!!) della LEGGE 23 DICEMBRE 1994, n. 724
    (ad es. in:)
    http://www.italgiure.giustizia.it/nir/1994/lexs_147806.html

    Se qualche “santo” potesse spiegarne il contenuto…
    Grazie.

  27. nell’intervento del 10 luglio :
    https://amibiblioblog.wordpress.com/2008/05/10/gli-orari-delle-biblioteche/#comment-150

    lamentando la chiusura estiva della Bncf, addirittura oltre le due settimane “normali” :
    concludevo:

    “Se è così si tratta proprio di chiusure per ferie: altro che “revisioni”!
    Ma non lamentiamoci troppo, altrimenti i bibliotecari potrebbero offendersi e … chiudere anche a Pasqua ed a Natale!”

    Purtroppo mi hanno letto, e mi hanno rubato l’idea “migliore” !!!

    Sulla Repubblica Firenze del 16.10.2008, a pag. II, si legge:

    SULL’ISTITUTO MARCIA INDIETRO DEL MINISTERO. E PER LA BIBLIOTECA VIA LIBERA A 250 MILA EURO

    e all’interno:

    “Resta grave il problema del personale, ma ci aiutano i volontari, il progetto giovani della Regione e il servizio civile”

    LA NAZIONE del 16.10.2008 precisa:

    “Intanto abbiamo alcune associazioni che ci daranno una mano con attività di volontariato, come gli Amici dei Musei, gli Amici della biblioteca nazionale
    [che non c’entrano nulla con l’Assolettori e che personalmente non saprei che “proposte” abbiano per la Bncf e nemmeno dove cercarli per parlarci …]
    l’associazione dei finanzieri. Persone che potranno essere utilizzate in attività di vigilanza e di assistenza liberando il personale di ruolo da alcune postazioni che devono essere coperte. Inoltre abbiamo presentato domanda per inserirci in un progetto di formazione giovani, e abbiamo chiesto aiuto a istituti bancari per avere le undici ora di apertura garantita”.

    Di questi tempi, potrebbero approfittare anche dell’esercito; resta un dubbio : ma gli impiegati, i bibliotecari cosa fanno???

    Mi sembra la solita logica di “alleggerire” il carico di lavoro, in attesa, sarebbe l’ultima beffa, dei fondi per nuove assunzioni !!?!?!

    Nessuna idea sulla riorganizzazione degli uffici per migliorare i servizi? No! evidentemente i servizi sono al massimo dell’efficienza : lo conferma il Certificato Qualità!
    “Poche risorse poco lavoro. Più tagli più rallentiamo”, potrebbe essere il motto di simili “professionisti” delle biblioteche!

    Il Corriere Firenze del 16.10.2008, a pag. 9 (come mi segnala la solerte Associazione dei Lettori Bncf), titola:

    LA NAZIONALE FA LE FERIE A NATALE
    FONDI SCARSI: DAL 22 DICEMBRE AL 5 GENNAIO SCATTA IL RIPOSO POMERIDIANO

    L’articolo inizia:

    “C’è sempre una prima volta”

    e termina con queste parole:

    “..Sono arrivati anche i soldi per la manutenzione straordinaria per l’antincendio. Insomma, la Nazionale sta a cuore al ministero” conclude la Fontana [la direttrice] anche se, visto il periodo, bisogna tirare la cinghia. E fare anche le ferie forzate : se è per il bene della biblioteca.”

    Ma in fondo fanno bene questi “bibliotecari conservatori” a chiudere il pomeriggio, a “sacrificarsi” andando in ferie, a scaricare il lavoro noioso sui volontari ed a mantenere in vigore il loro Regolamento taglia utenti!

    Se c’è chi glielo permette, perché non approfittare? Tanto poi, prima o poi, i fondi da spendere (ma non per far entrare più utenti e far leggere i libri, “per raccogliere e conservare il digitale”! …) arrivano comunque e incondizionati, svincolati da qualsiasi obiettivo sui servizi, di produttività, di aumento delle frequenze dei lettori, del numero medio settimanale di nuovi libri catalogati, ecc. ecc.

    Ma dato che le stesse biblioteche statali utilizzano ormai privati per il lavoro d’ufficio, a quando standard nazionali obbligatori minimi di servizi per i lettori uguali in tutt’Italia (sul modello della Regione Emilia-Romagna), con l’accorpamento di personale e libri dei casi cronici alle biblioteche che si dimostrino migliori o il passaggio dei casi patologici ad un privato che – in cambio del finanziamento Pubblico – s’impegni ad offrire servizi bibliotecari pari al “modello” Fondazione Querini Stampalia di Venezia? (qui descritto brevemente al 23 settembre).

  28. “ATTENZIONE: LA BIBLIOTECA SARA’ APERTA ANCHE DOMENICA 9-16-23-30 MAGGIO CON ORARIO 11-19”.
    Firenze. Nella principale sede della “biblioteca” comunale questa novità sugli orari mi ha confermato come anche i bibliotecari “aperti al pubblico” (analogamente ai bibliotecari “di conservazione”) abbiano stravolto la definizione di “biblioteca” a danno dei Lettori.
    Dato che per me “biblioteca” ancora si può associare a “memoria (scritta) collettiva”, un piccolo salto nel passato non mi appare fuori luogo.
    Inizialmente la “biblioteca” consisteva in una piccola, vecchia Sala di lettura al piano terra di un ex convento, nota come “biblioteca” di (via) Sant’Egidio e aperta fino alle 19 e il sabato fino alle 13. Negli ultimi anni il Comune ha investito davvero molte risorse nella centrale “biblioteca”, ristrutturando appositamente i due piani superiori del convento delle Oblate e valorizzando il cortile al piano terra. In tutta la città sono apparsi cartelloni pubblicitari sulla rinnovata sede della “biblioteca” e sulle numerose attività organizzate al suo interno. Lo slogan utilizzato è “la biblioteca senza pareti” (che per me non ha un significato mentre cercando su internet si trova il poco lusinghiero commento dato nel 1998 dal Prof. Guglielmo Cavallo, “la biblioteca senza pareti impedisce il piacere della lettura”, QUI: http://www.atriodeigentili.it/segnalaz/980320.htm …).
    Infine, si è presto notata la presenza di personale nuovo e giovane, che ha reso possibile l’estensione degli orari della “biblioteca”, arrivando a:
    “Lunedì: 14.00 – 22.00. Da Martedì a Sabato: 9.00 – 24.00”.
    Ancora, il 30 aprile 2010 la “biblioteca” ha addirittura partecipato alla “notte bianca” fiorentina, restando aperta fino alle 6,00 del mattino (con spaghettata e brindisi); quindi per quell’occasione si è “investito” davvero tanto sul costo del personale, che ha lavorato sia in orario notturno che (dopo la mezzanotte) notturno e festivo (festa del 1° maggio). E siamo tornati così all’oggi, con quell’annuncio sulla apertura della “biblioteca” addirittura di domenica!

    E allora? Cosa si può desiderare di più? Direi una “biblioteca”.
    Immaginando che molti bibliotecari potrebbero avere difficoltà a capire, sento il bisogno di puntualizzare cosa sia una “Biblioteca” per chi non è bibliotecario.
    “Luogo in cui, per venire incontro ai bisogni dei lettori, si conservano libri” (Tullio De Mauro, 1981); o anche,
    “Una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio” (Art. 101 del Codice dei beni culturali, 2004).

    Allora, come dicevo, l’Oblate rappresenta un raro caso di “biblioteca” che non ha problemi di risorse, eppure per chi volesse andare in “Biblioteca” per cercare i libri a catalogo, per sceglierne alcuni e leggerli, trovando così dei riferimenti a altri libri da sfogliare qua e là seguendo e alimentando la propria curiosità, l’orario di apertura della “biblioteca” delle Oblate si riduce a una miseria:
    “Mercoledì : 9.00 – 14.00. – Giovedì e Venerdì: 9.00 – 17.00”:
    http://www.bibliotecadelleoblate.it/informazioni/orario.htm

  29. È passato anche Ferragosto 2010 : Musei e Luoghi archeologici sono rimasti aperti. I dipendenti Pubblici del settore Beni Culturali a Ferragosto erano a lavoro, per garantire ad un pubblico più vasto possibile la “fruizione” dei Beni Culturali.
    Le Biblioteche, invece, erano chiuse. Ormai, nessuna sorpresa. Definire oggi i bibliotecari italiani dipendenti pubblici e operatori del settore Beni Culturali, infatti, non sarebbe corretto, sarebbe anacronistico. I bibliotecari, prima di tutto, non sono più “dipendenti” pubblici : sono “professionisti”, quindi lavoratori “autonomi” nel regolamentare il proprio lavoro. Poi non sono più operatore dell’oggetto “libro”, ma della immateriale “informazione”. A rigore, lo stesso termine “biblio-tecari” è anacronistico perché quelli di oggi sono “info-tecari”; ancora meglio, “monitor-tecari” : chi lavora in biblioteca si occupa di tutto (e solo) ciò che appare sul video del pc, ed è gestibile con un mouse. Inclusa la pagina face-book della “info-teca”, ma escluse le raccolte librarie abbandonate in “biblioteca”, quindi.
    L’informazione circola sul web, per cui non è più necessario che le biblioteche si sforzino di restare aperte (se mai lo sono state) nelle ore più comode ad un pubblico più vasto possibile, per permettere la fruizione del “vecchio” libro. Resta certo il problema di come orientarsi in quell’eccesso di informazione che è il web per chi ha problemi a capire cosa siano google e you-tube (il famoso problema sociologico del computer-divide….), per cui la funzione del “monitor-tecario” è insostituibile. Per questi problemi però basta mandare una e-mail alla “info-teca” il venerdì, e-mail che il “monitor-tecario” leggerà (dopo il meritato riposo del week-end lungo) il lunedì, entro le 14:00, e così il pubblico avrà una risposta su misura. Ci sono poi quelli che ancora confondono “informazione” con “libro”, per i quali resta aperto (al massimo fino al primo pomeriggio feriale, sabati esclusi) il Servizio Prestito, ma si sta lavorando perché anche per questo pubblico entrare in biblioteca in cerca di libri da leggere diventi una cosa inutile e, per il prossimo futuro, il monitor-tecario promette di mandarci via e-mail la copia digitalizzata del testo (probabilmente con un limite massimo di richieste possibili per ogni “info-utente”…). Naturalmente, anche gli aggiornamenti per e-book ci arriveranno dal lunedì al venerdì, entro le 14:00, festivi esclusi. Che servizio dai “professionisti dell’informazione” : altro che Musei aperti !
    Restano gli “incontentabili”, il pubblico-lettore-di-libri, quelli che non si trovano più in libreria, quelli oggi non più pubblicizzati e dimenticati, che è possibile scoprire solo diventando “clienti” abituali di una Biblioteca; un pubblico anacronistico, che, giudicando nefasta la dominazione del “monitor-tecario”, non ha altro in cui sperare se non in imprevedibili “novità” che potrebbero derivare dagli accorpamenti delle Direzioni biblioteche alle Direzioni Cultura e Spettacoli (e relativo personale “dipendente”), o nelle privatizzazioni delle biblioteche (non del nostro patrimonio librario).

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