Petizione online contro i brevetti software

E’ stata attivata una petizione online per l’esclusione definitiva dei brevetti software dall’ordinamento europeo. Benché nel 2005 il Parlamento Europeo si fosse pronunciato in senso contrario ai brevetti sul software, la questione non è ancora chiusa perché l’Ufficio Europeo dei Brevetti concede brevetti sul software, e anche alcuni provvedimenti giurisdizionali vanno in senso favorevole (si veda questa notiza su Punto Informatico).

Si tratta in ultima analisi di un aspetto della normativa sul diritto d’autore, e quindi interessa anche le biblioteche, come tutti coloro che si occupano di gestione dell’informazione e della documentazione, perché è un’altra decisione che coinvolge la tutela della libertà di accesso e uso dell’informazione contro i monopoli e le grandi compagnie.

3 Risposte

  1. A quando una petizione o un appello per le Biblioteche antiche italiane, analogamente a quanto accade per i Musei?

    Vedi:
    http://www.bianchibandinelli.it/

    La conferenza stampa sulla riforma del MiBAC e le 7000 adesioni all’Appello si terrà il 9 dicembre alle ore 12.00 a Roma… .

  2. Mi sembra una buona idea quella della petizione (o per lo meno originale). Ovviamente non è il caso che la organizzino i bibliotecari, ma potrebbero organizzarla i lettori.

  3. Ipotesi molto pericolosa.

    Se la organizzassero i lettori, temo sarebbe CONTRO i bibliotecari, ossia contro la biblioteca come è ora concepita, amministrata e voluta dai bibliotecari “conservatori”! (e richiamare una manciata di esempi contrari non varrebbe a nulla in un panorama italiano dove il libro antico è totalmente censurato).

    Io troverei più naturale ed efficace che un cambiamento venga dall’interno.

    Di fatto ci sono già due interpretazioni opposte dei compiti e delle funzioni delle biblioteche antiche: quella tradizionale Ministeriale e quella recentemente affermata da alcune Regioni.

    Anche in dottrina, ci sono – da un lato – le posizioni di Balsamo, forse Vinay, Pensato e, ancora e in maniera molto chiara, il recentissimo Serrai (Il Bibliotecario, 2008, n.3); dall’altro autori, che non nomino, per cortesia, che vogliono essere più alla moda ma concettualmente deboli, confusi, ma dominanti in quanto allineati alla delirante interpretazione ministeriale.

    In biblioteconomia, poi, manca del tutto una discussione giuridico/amministrativa: si straparla di customer care, qualità, network, libertà di informazione, organizzazione/biblioteca che apprende, e servizi-processi snelli, diritti dei cittadini, ecc. ecc., cooperazione, network (in pratica tutta la terminologia aziendale alla moda) e poi si ignorano e si calpestano i principi dell’ordinamento giuridico Pubblico e decine di norme giuridiche che da quelli derivano… E questa lacuna grave la devono riempire i bibliotecari, non i lettori.

    Le due posizioni “operative” e dottrinali che dicevo sono inconcilabili e coinvolgono i principi della cosiddetta “professione”, per cui, sarebbe bene che fossero i bibliotecari ad uscire dall’ambiguità e fare chiarezza su quali siano compiti e funzioni delle biblioteche e quale sia il ruolo del bibliotecario delle biblioteche antiche, o, meglio, delle Biblioteche Pubbliche ostaggio dei “bibliotecari conservatori”.

    Bibliotecari Pubblici, un poco di passione, coraggio e dignità professionale!

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