La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sospende la distribuzione pomeridiana

Riprendo dalla mailing list AIB-CUR la notizia che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha sospeso la distribuzione pomeridiana delle pubblicazioni per scarsità di personale, ed in particolare perché sono venuti a mancare i volontari del servizio civile (si veda l’avviso ufficiale riportato sul sito della biblioteca). Su AIB-CUR si è anche avviata una discussione sull’argomento, per ora non molto vivace forse anche per il periodo festivo.

Si tratta di una notizia veramente sconcertante: la biblioteca nazionale di un paese sviluppano riduce a metà giornata la distribuzione, con evidente danno gravissimo per gli studiosi (cosa devono fare quelle che possono andare in biblioteca solo al pomeriggio?), e tutto perché sono venuti a mancare i volontari del servizio civile, cioè dei soggetti che in un contesto del genere dovrebbero avere al più funzioni di supporto.

Com’è possibile che si sia arrivati a questo punto? Dove è mancato qualcosa? C’era qualche altra alternativa almeno per diminure l’impatto sugli utenti?

19 Risposte

  1. Non seguo (più) il forum dei 5.000 bibliotecari, AIB-CUR, ma non credo che su temi come questi riescirà a raccogliere una discussione.. neanche dopo le feste (tienici aggiornati).

    Trovo la tua osservazione giustissima: quale uso viene fatto dei “volontari” se al loro venir meno la biblioteca praticamente chiude?
    Immaginatevi cosa accadrebbe nel privato se uscisse una notizia del genere: scandalo sui giornali, accuse di sfruttamento di forme di lavoro irregolare e senza tutele, conseguente arrivo degli ispettori del lavoro e probabili sanzioni, richieste di dimissioni al Direttore, ecc., ecc…
    Ma le nostre biblioteche sono un altro mondo, fuori dal mondo reale.

    A me quel tipo di interruzione di pubblico servizio mi appare come uno sciopero “istituzionale”, indetto non (solo) dai dipendenti ma dalla Direzione di una Biblioteca Pubblica, da chi – per assurdo – dovrebbe innanzitutto rappresentare lo Stato come datore di lavoro e organizzare un Servizio per “servire” i cittadini come utenti/lettori: è un ricatto, per avere più soldi pubblici da gestire; e “fin quando non me li darai” …. “sciopero” selvaggio, con massimo danno per gli utenti.

    Massimo danno, perché basterebbe prevedere la distribuzione dalle 16 alle 20 anziché dalle 8 alle 13 e il numero di lettori a cui poter offrire il servizio probabilmente non varierebbe rispetto a prima della riduzione dell’orario. Ma probabilmente la sera gli impiegati vogliono stare a casa e la Direzione preferisce “prendersela” con i lettori (che, sì, si lamentano, ma alla fine se ne vanno..) piuttosto che avere “grane” con il personale interno…
    Ma molto più probabilmente basterebbe convincersi che il servizio della lettura interna deve avere la priorità e rivedere tutti i vari uffici interni, i turni, le procedure assurde e perditempo, gli “affiancamenti” di personale “abituali” (che prescindono dai flussi di domanda), ecc…, con quest’ottica per scoprire “risorse nascoste” dedicate a chi sa quale attività “para-bibliotecaria”.. Questa è un impressione che spessissimo e spontaneamente ho condiviso con altri utenti per ammazzare il tempo mentre ero “in coda” al banco della distribuzione o attendevo pazientemente qualche risposta da un qualche servizio di biblioteca organizzata con distribuzione da magazzino.

    Nello specifico, non posso dire perché non entro alla BN di Roma dal 2000.
    Ho avuto però la stessa impressione di sempre: “siamo biblioteca di conservazione non di lettura”… e tutto il resto viene di conseguenza!

    Sulla BNRoma vi invito a leggere l’articolo “Lettori, pubblico o utenti?”, in “Bollettino Aib”, n. 4/94. Già allora la “filosofia” era chiara. E’ un’indagine sull’utenza, ma i lettori vengono “classificati” in categorie, individuate non per la loro potenzialità rispetto alla biblioteca a cui si avvicinano ma come segmento di domanda di cui si farebbe volentieri a meno, come “clientela” che si preferirebbe regalare alla concorrenza.
    Si conclude con il consueto paternalistico atto di generosità del bibliotecario conservatore, che in attesa dell’auspicato “maggior coinvolgimento e coordinamento fra tutte le istituzioni (Stato, Comune, Università)” si fa carico dell’assenza di “un vero sistema bibliotecario cittadino”, sopportando l’utenza impropria ma auspicando nel lungo periodo “soluzioni radicali che prevedano una forte selezione negli accessi” (sic!).

    Ecco come si arriva alla distribuzione limitata alla mattina: è tutto coerente con le teorie della biblioteconomia, con la balla del “sistema bibliotecario italiano”, strumentalmente presentato e teroirzzato non come l’insieme dell’offerta disponibile per tutti (dalle collezioni moderne e contemporanee a quelle antiche), ma come l’insieme delle domande schematizzate dai bibliotecari per ognuna delle quali “concedere” una manciata di libri (non di più, anche perché altrimenti il bibliotecario si potrebbe affaticare troppo!).

    Allora, non bisogna cedere ai ricatti degli “scioperi selvaggi”!
    Credo che se il numero di lettori della BNRoma diminuirà, a causa di come stanno organizzando i servizi, quela biblioteca dovrebbe ricevere ancora meno risorse pubbliche. E se la diminuzione dell’utenza raggiungesse livelli drammatici, qualche comoda poltrona dovrebbe saltare e, alla fine, andrebbe chiusa per dedicare quelle risorse e quel personale così mal organizzato per biblioteche o altri istituti culturali che hanno saputo dimostrare di saper funzionare!

  2. Sono sicuro che nella mailing list AIB-CUR si sono già accorti che, a fine mese, anche l’altra mezza Nazionale italiana – quella di Firenze – limiterà la distribuzione al mattino. In questo caso per il venir meno del contributo dello “sponsor”:
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=727

    Anche qui (strana coincidenza?) quando le risorse sono scarse, la fascia oraria che si va a coprire non è certo quella più favorevole all’utenza…

    Occorre anche intendersi su cosa sia la distribuzione “pomeridiana”, in quanto solo le sale di lettura, la sala cataloghi ed il servizio informazioni sono aperte fino alle 18:45, ma l’ultima richiesta di libri viene accettata alle 16 per la Sala Lettura e alle 15,30 per quella di Consultazione (poi ci sono le altre Sale..):
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/orario.php?rigamenu=Orari%20e%20periodo%20di%20apertura

    Così, due mezze Nazionali non ne fanno una, ma assicurano due posizioni da Direttore (e relativo staff) ed il pomeriggio sempre libero (per non parlare dei sabati e delle domeniche) alla maggior parte dei dipendenti!

    Stando così le cose le biblioteche non sono mai in crisi, per chi ci lavora! Quale bibliotecario potrebbe avere anche solo l’intenzione di cambiare questa comoda situazione?

  3. Cari Amibiblioblog,
    concordo pienamente con quanto sostenuto da DINO, che è un valoroso ed impegnato rappresentante dell’Assolettori BNCF. In molti abbiamo sentito le voci sulla chiusura pomeridiana della BNCF a partire da Febbraio, finendo la sovvenzione della locale Cassa di Risparmio.
    Aggiungo altri dati sugli orari dei servizi interni: nella BNCF attualmente
    il PRESTITO è:
    lun. 11-13, mar. 11.30-17.30,
    mer.-sab. 11-13
    la DISTRIBUZIONE al banco è:
    lun. (rich. entro 9.30 e 10.30) 10 e 11
    mar. (rich. entro 9.30, 10.30 e 14.30) 10, 11 e 15
    mer. (come lun.)
    gio. (come mar.)
    ven.-sab. (come lun.)
    le richieste fuori orario restano disponibili al banco per 3 gg.
    le FOTOCOPIE sono:
    lun.-ven. 9.30-13.30
    sab.10-13
    Come si vede, i limiti al servizio ci sono già, e come. A tali condizioni disagevoli si aggiunge questa prospettiva della chiusura pomeridiana, che certamente porterebbe tagli più che proporzionali a servizi interni che già sono ridotti al minimo.
    Queste sono le difficoltà tra le quali si deve studiare in questo paese, mentre in altri si investe massicciamente sull’istruzione in tutte le materie, per rispondere positivamente alle sfide della globalizzazione. Al contrario, credo che in Italia si voglia promuovere una dealfabetizzazione progressiva, riducendo il popolo ad uno stato brado di semiipnosi televisiva facilitata da educazione scarsa e difficile, poco lavoro, poche speranze e poca immaginazione. Se tutto ciò significa anche un’economia di 2° ordine che si riduce a produrre beni da 1° rivoluzione industriale, perché non sa fare niente di meglio: poco male. L’importante è assicurare la governabilità, cosa più facile con un popolo un po’ più bue, rozzo e disperato. Anche l’apertura delle biblioteche vuol dire qualcosa.
    Cordiali saluti POLA POLETTO
    Coordinatore della Assolettori BNCF

  4. Intanto la chiusura pomeridiana della BNCF non è più solo una prospettiva. Come riportato su http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=747:

    Chiusura pomeridiana distribuzione
    Dal 26 gennaio 2009
    Si comunica ai sigg.i utenti che, data la conclusione del contratto di collaborazione ai servizi di base, stipulato grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, e vista l’ulteriore carenza di personale, a partire dal 26 gennaio 2009, la Biblioteca sospenderà il servizio di prelievo del materiale bibliografico dai magazzini durante il turno pomeridiano.
    Verranno regolarmente distribuiti i depositi e le prenotazioni.
    La Direzione ed il personale sono impegnati nella ricerca di una soluzione che consenta la ripresa dei servizi.
    Ci scusiamo per eventuali disagi
    p. LA DIRIGENTE
    Firenze, 16 gennaio 2009

  5. Cari Amibiblioblog, posso riprendere in senso paradossale l’idea di Dino sulle “2 mezze Nazionali”? Allora, se le BN aprissero una la mattina e l’altra la sera, lo studente ostinato e lo studioso accanito potrebbero andare qua la mattina, e là la sera. Un po’ faticoso, ma per la scienza, questo ed altro. Le Ferrovie ed anche l’Alitalia potrebbero sostenere una simile soluzione. Anche la direzione BNCF potrebbe veder di buon occhio quest’ipotesi, perché otterrebbe di decimare la popolazione dei suoi frequentatori.
    Aggiungo una cosa seria: entro breve faremo una ASSEMBLEA STRAORDINARIA ed invitiamo tutti gli utenti ed i sostenitori a partecipare. Tra pochi giorni vi diremo quando. Ciao a tutti POLA POLETTO Coord. Assolettori BNCF

  6. Da tempo le mie posizioni sono meno
    “generose” di quelle della AssoLettori di
    Firenze, nonostante – come già succedeva a me,
    come Coordinatore, nel 2000 – ancora oggi la
    Assolettori è spesso ignorata dalla Direzione e
    “sostituita” dagli “Amici” (mai conosciuti,
    forse ex-utenti in pensione???) “della Bncf”..
    Non credo infatti che prima del problema di
    quanto si investe si debba andare a vedere come
    è speso quello che già si ha, e alla luce di
    ciò se si avrebbe un qualche vantaggio in
    termini di servizi offerti ai cittadini ad
    aumentare gli investimenti in questo settore.

    Al di là del paradosso, l’immagine e gli
    attuali comuni disservizi delle due mezze
    nazionali è utile ad analizzare la realtà
    delle biblioteche.

    Il “sistema” delle biblioteche italiane è
    in mano ai bibliotecari, a danno dei lettori.
    La falsa soluzione propagandata dalle analisi
    “professionali” è la favola del “coordinamento”
    dell’esistente, mentre invece l’esistente, che
    è esclusivamente a misura di chi ci lavora,
    andrebbe cancellato e ricostruito da zero
    fuori dal controllo dei bibliotecari.

    Due esempi di cosa intendono i bibliotecari per
    coordinamento, sfidandovi a trovare, tra tutta
    quell’ipocrisia, una parola a favore di un
    ampliamento dell’accesso alle biblioteche:

    “La lettura libera, svincolata da11e esigenze
    di studio, è un fenomeno largamente
    residuale. La maggioranza della popolazione
    ha con i libri un rapporto inesistente,
    o al massimo casuale e saltuario … Alcune
    biblioteche in Italla e all’estero
    sono impegnate nella realizzazione di
    esperienze di “esportazione” dei libri e
    della lettura fuori dalle loro mura..”
    http://www.bibliotecheoggi.it/1996/19960802701.PDF
    pdf

    “La BNCF, in base al suo ruolo centrale
    all’interno del sistema bibliotecario
    italiano, può costituire un punto
    di riferimento e di coordinamento
    nel tentativo di definire
    tale modello di collaborazione
    tra biblioteche generali e biblioteche
    speciali…”
    http://www.bibliotecheoggi.it/1999/19990107901.pdf
    pdf

    Si coordinano per i cataloghi, per portare
    “fuori” i libri (e mantenere fuori i lettori),
    ma non per coordinare e potenziare i servizi
    per la lettura.

    Senza andare da Roma a Firenze, restiamo o a
    Roma o a Firenze. Se davvero i bibliotecari
    volessero coordinarsi per gli utenti e non
    per i loro comodi, chiudendo la distribuzione
    il pomeriggio alla Nazionale, le altre antiche
    si concentrerebbero sul pomeriggio (o viceversa).

    Se alcune restano chiuse il sabato e la domenica
    altre dovrebbero chiudere nel giorno feriale e
    garantire il servizio nel week end; altre ancora
    garantire il notturno.

    Tra loro poi, permetterebbero il prestito
    bibliotecario cittadino (altro che bibliobus e
    fuori di sè) in modo da permettere una ricerca completa a
    tutti i segmenti di utenza, nonostante le
    risorse scarse (ammesso, per assurdo, che non
    si tratti piuttosto di abbondanti sprechi).

    Ma è chiaro che le soluzioni utili agli utenti
    sono scomode ai bibliotecari e che, fino a
    quando le biblioteche le gestiranno i bibliotecari
    (indispensabili esclusivamente per la tenuta dei
    cataloghi) gli utenti potranno solo pagare loro
    lo stipendio con imposte di cui i più non vedranno
    mai un ritorno in termini di servizio.

  7. Scusate ma, per la fretta, ho scritto un
    passaggio in modo incomprensibile: devo togliere
    il “Non” qui davanti:

    “Non credo infatti che prima del problema di
    quanto si investe si debba andare a vedere come
    è speso quello che già si ha, e alla luce di
    ciò se si avrebbe un qualche vantaggio in
    termini di servizi offerti ai cittadini ad
    aumentare gli investimenti in questo settore.”

  8. Cari Amibiblioblog, scusate se vi assillo, ma ho letto la risposta di Dino e l’idea di un rapporto “inesistente occasionale e saltuario” con i libri (citato da Dino a proposito della tendenza in atto attestata nelle pubblicazioni ufficiali) mi pare offensiva personalmente e disfattista generalmente, e credo di dover precisare alcuni particolari.
    Le soluzioni in concreto credo ci siano, e so che anche Dino è d’accordo almeno su alcune. Noi Assolettori abbiamo proposto varie cose per vederci al massimo ridere in faccia, ed ancora continuiamo a pensarle ed a proporle:
    – ingresso ai turisti con itinerario limitato (grazie alla particolare costruzione dell’edificio, si può ottenere con pochi interventi (barriere) non strutturali; allora avrebbero un senso le piccole mostre allestite periodicamente quanto inutilmente dalla Biblioteca (noi non ci andiamo certo per le mostre, e nessuno paga per vederle);
    – libreria specializzata: l’ex guardaroba potrebbe ospitare una libreria che vendesse copie anastatiche di libri, opuscoli, materiali vari del patrimonio in magazzino;
    – forniture unificate di beni e servizi per le librerie statali presenti in città: esempio, la fotocopiatura potrebbe diminuire i prezzi;
    – aggiornamento professionale: farsi campione di una campagna di aggiornamento professionale sulle materie che interessano la Biblioteca, campagna rivolta a tutte le amministrazioni pubbliche congeneri presenti in città, preparerebbe del personale mobile, capace di lavorare su programmi incentivanti a singoli lavori della Biblioteca, senza interferire con la routine (registro dei mancanti, riordino di settori del magazzino, riordino degli scaffali della consultazione, ecc.).
    Ci sono altre idee che adesso non mi vengono in mente; volevo solo precisare che quando diciamo “soluzioni” intendiamo un elenco di proposte pratiche e ragionate, non una lamentela generica ed inconsistente, e che da anni proponiamo e riproponiamo.
    Ciao ed a presto POLA POLETTO Coord. Assolettori BNCF

  9. A proposito di sospensione dei servizi, quest’ultima la trovo davvero paradossale:
    un “ossimoro” formativo / organizzativo.

    Sabato (mattina) sono andato alla Nazionale di Firenze, dopo essermi preparato la lista dei libri da esaminare e ripromettendomi di fotocopiarne alcuni per esaurire la ricerca entro la mattina (visto che sabato pomeriggio e domenica una Nazionale è chiusa, “per definizione”).

    Non troppi libri, alcuni da leggere al volo, altri sicuramente da fotocopiare e leggere con calma: tutto previsto, ce la potevo fare, senza fretta e con un margine per eventuali imprevisti.

    Al momento di chiedere l’autorizzazione alle fotocopie mi mostrano un cartello: il servizio resta chiuso..

    “..CAUSA AGGIORNAMENTO SULLA PROCEDURA ISO 9001 – 2008”

    Bellissimo! Si potrebbe dire:
    “chiuso per qualità!”

    Speriamo che grazie al corso ISO, gli impiegati avranno imparato le più avanzate procedure per “la soddisfazione del Cliente”. Ad esempio, partecipare a turno ai prossimi corsi per mantenere aperto il servizio… e magari altre avanzatissime procedure per garantire non solo la distribuzione pomeridiana ma anche la serale!
    Una organizzazione, una biblioteca che dedica così tanto tempo e risorse a mettere in pratica la qualità ISO sicuramente si porrà presto questi obiettivi per attrarre sempre più “Clienti” soddisfatti!

    Meno male. Certo, se non ci fosse le ISO le Biblioteche Pubbliche sarebbero ancora all’età della prietra!

  10. Io ho sempre pensato che la certificazione di qualità ISO, ammesso che sia utile a qualcuno oltre alle ditte di certificazione, per le biblioteche è soprattutto un peso. Questa certificazione fa riferimento ad un concetto di qualità come conformità a procedure prefissate che non ha alcuna relazione con quello comunemente inteso di bontà e validità di un prodotto o servizio, ma in compenso determina un enorme aggravio di operazioni di registrazione e documentazione di tutto ciò che avviene.

  11. Titolo in prima pagina dell’ inserto fiorentino del Corriere della Sera :

    ULTIMO APPELLO PER LA NAZIONALE

    A seguire tutta la seconda e terza pagina dedicate alla Nazionale. Sul sito del giornale locale solo un estratto :

    Nazionale, Sos fondi
    «Siamo rimasti soli»
    ..Dal primo luglio probabile lo stop ai servizi pomeridiani.
    … TRE IPOTESI – Tre le ipotesi che agitano le discussioni triangolari tra di­rezione, sindacati ed utenti: chiusura tutti i pomeriggi, apertura pomeridiana solo il martedì e il giovedì, apertura pomeridiana ma senza distri­buzione dei libri, né prestito, né nessun altro servizio. «La situazione è grave, piut­tosto grave — spiega la diret­trice Ida Antonia Fontana — e i giorni passati non hanno por­tato alcuna novità. …
    IN:
    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/2009/31-maggio-2009/nazionale-sos-fondi-siamo-rimasti-soli–1501415887931.shtml

    E pensare che basterebbe aprire alle 10 anziche’ alle 8 e fare l’orario di lavoro spezzato, con una interruzione di 1 ora a pranzo, per garantire i servizi fino alle 17! Ma evidentemente e’ un orario scomodo per i bibliotecari: meglio chiudere!!!

    Ho inserito un commento sotto l’articolo qualche ora fa ma, per ora, sembra che non abbia avuto ” l’ approvazione della Redazione “. Sono episodi sconfortanti i rapporti di forza lettori / bibliotecari prescindono del tutto dalle argomentazioni.
    Sono sempre piu’ convinto che le biblioteche non dovrebbero essere gestite da bibliotecari!

    Riporto qui il mio commento, sperando in qualche vostro “imparziale” consiglio ai poveri lettori fiorentini (e non solo).

    TITOLO
    Sos Nazionale: dalla parte dei Lettori

    COMMENTO
    ” L’ampio spazio dato alla biblioteca Nazionale sulle prime pagine di domenica poteva finalmente far sperare in una “inchiesta” giornalistica attenta, ma la delusione ha avuto il sopravvento. Ha comunque il merito di aver sollevato un problema importante e l’occasione per approfondire.

    Chi la biblioteca l’ha frequentata e ha utilizzato i servizi interni avrà subito notato delle imprecisioni che indicano, forse, come il punto di vista dei cittadini-potenziali lettori (quelli ai quali si chiedono maggiori imposte per alleviare il lavoro dei dipendenti della Nazionale!), l’ottica degli utenti del Servizio Pubblico bibloteca non sia stato preso in considerazione. Vedere – come nella foto – la direttrice in Sala cataloghi (quella non è la “sala consultazione”), o che magari di tanto in tanto controlla il personale nelle altre aree dei servizi al pubblico, per un utente reale che volesse ad esempio segnalare un disservizio è un miraggio: per poterla avvicinare occorre un appuntamento preso giorni prima. Il commento sulla Sala manoscritti (mi riferisco all’altra foto nella versione cartacea de Il Corriere), dove si dice che “ha regole molto severe” in quanto si è obbligati all’uso del “leggio” ed è vietato quello delle “penne” (per evitare involontarie macchie da inchiostro e di stressare la pur resistente struttuta dei libri antichi) è erroneamente posto sotto la foto della Sala Lettura, quella al piano terra dove possono accedere i “sudditi” ai quali la biblioteca ha generosamente “concesso” l’autorizzazione a leggere i soli libri a stampa di recente pubblicazione. La “vera” sala manoscritti è “ai piani alti” – come le Sale Consultazione e Musica – ed è molto più piccola. Non perchè la Nazionale abbia pochi libri antichi ma perchè le sue principali “regole severe” prevedono che pochissimi cittadini, arbitrariamente selezionati dai bibliotecari della Nazionale, possano accedervi.

    Immaginatevi se agli Uffizi vigesse un sistema del genere! Sarebbe subito chiuso e il materiale portato in un vero museo Pubblico; invece nelle biblioteche antiche fiorentine (che sono piccole e numerose e potrebbero accorparsi per risparmiare risorse) funziona così! Per farla breve, facciamo un piccolo test: quanti lettori del Corriere ricordano di aver mai sfogliato una qualsiasi opera antica custodita dalla Nazionale? Quanti si ricordano di aver mai visto una qualsiasi opera custodita agli Uffizi? Questo mi sembra un ottimo criterio per decidere se attribuire o meno ulteriori risorse a questo tipo di Servizi Pubblici… Se si fosse partiti da fatti come questi – il fossato artificiale esistente tra un istituto Pubblico appartenente al Ministero dei Beni Culturali e la cittadinanza che lo ospita – l’articolo avrebbe avuto un altro sapore.

    Dovremmo infatti chiederci quali “risultati” è capace di ottenere quel Servizio Pubblico con le risorse che già ha, e se quindi convenga affidargli ulteriori fondi pubblici o se non sia meglio dedicare le scarse risorse del settore Cultura altrove, per servizi che almeno non sono pregiudizialmente “riservati” ad una minoranza che ha il fortunato e spesso involantario privilegio di essere stata selezionata da chi è pagato per offrire un buon servizio a tutti i cittadini. Prima o poi un giornalista dovrebbe anche prendersi il tempo di fermarsi tre o quattro giorni in quella biblioteca ed atteggiarsi come un vero utente per capire se lì si faccia di tutto per garantire un servizio decente o si preferisce utilizzare l’argomento della chiusura al pubblico come arma di ricatto per massimizzare le rivendicazioni salariali. Scoprirebbe ad esempio che ancora oggi non tutti i libri pubblicati nel 2006 sono stati catalogati e resi disponibili per la lettura, che molti servizi al pubblico sono sempre stati chiusi al pomeriggio (il cittadino che lavora non deve andare in biblioteca!), che i bibliotecari (a differenza dei loro colleghi dei musei) non vogliono lavorare il pomeriggio, la sera, il sabato e la domenica, e che in particolare il servizio – essenziale ma che dovrebbe essere ordinario, connaturato all’idea stessa di biblioteca – della distribuzione pomeridiana dei libri (magari anche serale!) non è nemmeno contemplato ma è stato garantito solo fino a quando qualche banca privata ha pagato dei precari per fare il lavoro dei bibliotecari; scoprirebbe anche che una fotocopia, che “sul mercato” costa al lettore 10 centesimi, in Nazionale costa 39 per salire facilmente a circa 45, ecc. ecc. …

    La logica di fondo di tutti i dis- servizi attuali solo in parte si spiega con la scarsezza dei fondi a disposizione e appare la stessa di quella della Sala manoscritti: selezionare i cittadini, scoraggiarli, allontanarli, contenere i carichi di lavoro con qualsiasi mezzo, lecito ed illecito; e alla fine “rassegnarsi” a dover aprire al pubblico ma solo per quei pochi utenti che non si riuscirebbe comunque a “dissuadere”, a “convincere” di andarsene alle biblioteche comunali, per quei pochi che non potrebbero comunque rinunciare ad andare in una biblioteca antica nonostante tutto e tutti, perché hanno necessità di laurearsi o hanno bisogno di pubblicare un articolo per motivi di lavoro.

    Alla luce della realtà delle cose gli auspici di Giovanni Gozzini rischiano di apparire davvero ingenui: “A cosa servono i libri se non a far incontrare gli esseri umani tra di loro?”. E il “ghigno sofferente” del busto del Magliabechi – che volle lasciare la sua biblioteca “a beneficio universale della città di Firenze” – diventa quello di chi si rivolta nella tomba vedendo tradite ed offese le sue ultime volontà.

    Prima di minacciare irresponsabili soluzioni estreme la biblioteca dovrebbe farsi un esame di coscienza e recuperare efficienza al proprio interno, accorpare servizi aumentando la produttività del personale, dedicare una sola persona per servizio per poter prolungare gli orari di apertura, ecc., ecc.. Di fronte alla leggerezza con cui invece si minacciano le tre, troppo comode, alternative di chiusura ipotizzate dalla biblioteca, l’unica risposta degli utenti dovrebbe essere una denuncia per interruzione di pubblico servizio!

    Berardino Simone
    Firenze
    http://libroinbiblioteca.blogspot.com/

  12. Sul Corriere fiorentino (inserto locale dell’ “autorevole” Corriere della Sera) di oggi c’è una buona parte della mia lettera. Hanno tagliato un poco e anche fatto un’operazione di editing, “migliorando”
    (secondo loro e senza concordare le modifiche) alcune frasi (in fondo non è grave).
    Mi dispiace per la replica del Corriere che va sulle solite frasi fatte sulle sale riseervate agli studiosi di tutto il mondo.. il resto dello sforzo di intelligenza dei giornalisti viene di conseguenza, come corollario di questa affermazione.
    Che dire ancora di tutta la situazione reale e mediatica di simili biblioteche?
    Se lo dice anche il Corriere della Sera sarà proprio così!!?!

    Allora torno lì. L’ultima e unica possibilità per eventuali utenti stressati dai bibliotecari “conservatori” ma non rassegnati, è l’ esposto / denuncia penale: credo che un Magistrato non cascherebbe nella “gherminella” delle Sale riservate agli studiosi che invece accontenta anche certi “autorevoli” giornalisti.
    C’è solo l’imbarazzo della scelta della biblioteca da cui iniziare!!!

    Troppo lunga da trascrivere tutto a mano, ecco un estratto della posizione del comunque ospitale (rispetto ad altre testate contattate in passato) Corriere fiorentino:

    Pagina 15
    La lettera

    LA NAZIONALE SENZA SOLDI E L’AIUTO NON ARRIVA

    Abbiamo confuso in una didascalia la Sala manoscritti con la Sala di lettura e ce ne scusiamo … Quanto alle altre osservazioni contenute nella lettera (tanto lunga che abbiamo dovuto ridurla e ci scusiamo anche per questo), noi non abbiamo presentato .. un “inchiesta”. Abbiamo dato conto della situazione … (in più abbiamo dato spazio alle considerazioni di un frequentatore famoso della Nazionale…)…
    Sull’organizzazione del lavoro e delle sale della biblioteca sarà la direttrice, se vorrà, a replicare. Ma sembra azzardato ipotizzare un’apertura generalizzata della biblioteca a tutti, comprese le sale riservate, per la natura stessa delle collezioni che vi sono contenute, a studiosi specializzati che arrivano a Firenze da tutto il mondo. La Nazionale non è una galleria d’arte, ma un luogo di conservazione e di studio di un patrimonio inestimabile. Anche all’estero va così.
    Tutto ciò non significa che l’unico problema sia la mancanza di fondi. Tutt’altro…
    Se ci sono sprechi vanno tagliati, se ci sono inefficienze è opportuno sanarle … Ma far finta di nulla è una doppia colpa, così come l’attitudine a giocare allo sfascio ripetendo ossessivamente che tutti gli statali sono fannulloni patentati. Generalizzare fa sbagliare … Il malato va guarito non va aiutato a morire. E Firenze (ma tutta l’Italia direi) non può permettersi che la Nazionale muoia.
    (Paolo Ermini)

  13. Vorrei far notare la schizzofrenia delle nostre “grandi” biblioteche e dei bibliotecari che le dirigono.

    Qui abbiamo registrato come sia la BNCR che la BNCF non siano in grado di garantire le funzioni di base (la lettura in sede del posseduto) ufficialmente per mancanza di fondi (secondo me anche perché quelle funzioni da tempo non sono tra gli obiettivi che si pongono le biblioteche, come si evidenzia dalla pessima organizzazione dei servizi).

    Dall’articolo di giornale che segnalo qui sotto, si apprende invece che (ad esempio) la Nazionale di Firenze (dato che un mese sì e l’atro pure minaccia di interrompere i servizi e chiudere per mancanza di fondi e personale) prevede di aggiungere a quanto fino ad oggi fanno male nuove attività, e spendere:

    580 mila euro per archiviare internet (nessuno nota che paradossalmente in quella biblioteca navigare su internet è vietato!!!).
    [Tral’altro mi pare un obiettivo irraggiungibile, un pozzo senza fondo di spesa, come se il ministero dell’ambiente volesse conservare e catalogare campioni di aria inquinata nei milioni di “siti” dell’Italia o il Ministero della salute conservasse archiviasse campioni di sangue di tutti i cittadini per monitorare come si modificano ogni 24 ore!]

    200 mila euro per appaltare magazzini robottizzati (utilissimi dato che la biblioteca non si fa problemi a chiudere i servizi il pomeriggio non appena 1 dipendente si assenta dal lavoro: diminuisce l’orario di apertura ma aumenterà (?) la velocità di distribuzione dei libri: sarà sufficiente imparare a leggere più velocemente ed i vantaggi saranno evidenti!!!)

    In un altro articolo ((La proposta Al convegno della Library Association. CLIC, SI LEGGE in, Corriere fiorentino, 20.08.2009, p. 11) si racconta dell’interesse del Ministero per far digitalizzare i libri della Bncf da Google Book, con questa “strategia”, rendere inutile andare in biblioteca e creare la biblioteca senza lettori:

    “”Sembra così che Google Libri sia un’opportunità da non mancare, sia per gli utenti che per le biblioteche. Ma cosa diventerebbe allora la biblioteca, senza lettori e studiosi? “Credo che in futuro un utente non avrà più bisogno di venire in biblioteca. Si potranno utilizzare i cataloghi in linea, le opere on line e consultare i documenti comodamente da casa. Ciò non muterà però, il lavoro dei bibliotecari che dovranno comunque catalogare, sviluppare i dati e archiviare le opere”.”

    Allora. Il problema sono la mancanza di fondi per le biblioteche o per quali fini debbano essere spesi? cosa sia una Biblioteca Pubblica? quale sia il lavoro dei bibliotecari?

    VEDI:
    “Biblioteca nazionale
    Metti il web in archivio”
    in:
    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/2009/30-giugno-2009/metti-web-archivio–1601520299294.shtml

    • L’archiviazione di Internet è una cosa quanto mai seria: oltre ad essere prevista in Italia dalla normativa sul deposito legale, è un problema che preoccupa ovunque per il rischio di facile dispersione dei contenuti pubblicati sul web, che sono di gran lunga meno stabili di qualunque supporto scrittorio tradizionale. Un sito può sparire da un momento all’altro senza che rimanga traccia del suo contenuto, magari neppure presso chi il sito l’aveva creato, se gli viene in mente di cancellare tutti i suoi file. Già molti anni fa per affrontare questo problema era nata la cosiddetta Wayback Machine che archivia periodicamente versioni diverse di innumerevoli siti, e ora è parte di Internet Archive. Sul fronte delle biblioteche nazionali, si può citare il programma di archiviazione della British Library.

      Devo dire poi che non riesco a seguirti nella diffidenza per l’accesso ai contenuti in formato digitale. Che cosa dovrebbero fare i bibliotecari: impedire l’accesso da remoto alle risorse per far sì che la gente vada in biblioteca?

      • Continuo a considerarla una “missione impossibile”, ma non sono un tecnico, è una sensazione, considerando l’espansione continua che ha la Rete.

        La mia differenza per l’entusiasmo dei bibliotecari (e rispettive amministrazioni) agli accessi digitali deriva dal contesto nel quale si vogliono applicare ed anche dalla strategia della “conservazione” che appare giudare l’introduzione di quelle “innovazioni”.

        1) Per il contesto, bisognerebbe prendere atto che le nostre Centrali (e molte antiche) non sono in grado di offrire un servizio di lettura in sede decente (ricordo solo l’assenza di aperture serali e festive aggravata dalle recenti riduzioni all’orario “normale”, che resta quello in “certe ore del giorno, in cui per l’appunto una gran parte del pubblico, che ha più spesso bisogno di frequentare la Biblioteca , pe causa dei propri impegni particolari non può approfittarne..”).
        Quindi la diffidenza verso questi annunci deriva dalla constatazione che non si ha il senso delle priorità e della gravità dello stato del servizio “tradiziomale”: data la situazione, ogni euro disponibile dovrebbe essere destinato ai servizi in sede. Proseguire in questa strada porterà a biblioteche “contraddittorie”, analoghe a quelle vecchie utilitarie ridicole che a qualcuno piace “rinnovare” con innesti dei più avanzati alettoni in carbonio e con rumorosi ed appariscenti accessori sportivi che ricordano le auto da F1 (ma la macchina resta scassata!).

        2) La “strategia della conservazione” applicata ad una tecnologia moderna è esplicitata dall’articolo citato.
        Se le biblioteche antiche si comportassero da Biblioteche Pubbliche gli accessi digitali sarebbero vissuti come uno straordinario strumento di sviluppo della lettura in sede, di promozione del posseduto, per attrarre “una gran parte del pubblico” in Biblioteca. Anche in questo caso però – perché la promozione possa alla fine funzionare – la Biblioteca deve PRIMA prepararsi ad accogliere il maggior pubblico potenzialmente incuriosito ed attratto dalla maggiore conoscenza del posseduto, grazie alla digitalizzazione. Una “sana” strategia di digitalizzazione presuppone quindi di investire preventivamente sulla biblioteca “tradizionale”, o meglio, su tutti i servizi principali di una Biblioteca, quelli che agevolano la lettura in sede.
        Invece appare chiaro che si punta sulla digitalizzazione per SOSTITUIRLA alla fruizione in sede e “liberarsi” el fastidio e dell’assillo del Lettore!
        E infatti, ripeto, quanto in realtà fino ad oggi le due Centrali abbiano ritenuto poco “importatnte” per gli utenti la massima circolazione e diffusione dei testi digitali è indicato dal divieto di accedere ai motori di ricerca per internet dalle postazioni oggi disponibili in sede.
        Il digitale piace a quei bibliotecari solo se ha l’effetto finale di ridurre il numero di utenti che vanno volentieri in biblioteca!

        Per concludere, troverei serio che i fondi destinati alla digitalizzazione del posseduto fossero in futuro condizionati in modo che possano accedervi e continuare ad attingervi solo quegli istituti che presentino progetti in cui la difitalizzazione sia strumentale alla fruizione dei libri posseduti (non a “rendere inutile recarsi in biblioteca”!!!) e dimostrino di essersi attrezzati per gestire la maggior domanda di lettura in sede indotta ad quegli investimenti (una domanda potenziale che qualche ufficio dell’Istat sarà sicuramente in grado di stimare).

        Come vedi non pensavo affatto a “fare la guerra” ad internet per costringere le persone ad andare in biblioteca.

  14. Una nuova puntata, tristemente surreale.

    E’ appena arrivata la risposta del Ministro (affidata in realtà alla Direzione Generale Beni Librari) all’appello pubblico fatto – in occasione dell’annuncio della sospensione dei servizi – dalla Associazione Lettori della Bncf (coordinata da Pola Poletto).

    Come si vede la risposta è totalmente inutile per chi ha bisogno o ha a cuore la biblioteca, e spera (o continua ad illudersi) che prima o poi le nostre Biblioteche Pubbliche smettano di essere un Soggiorno per sedicenti “bibliotecari” e si trasformino in Servizi Pubblici.
    Ancora una volta si dimostra che l”utente non deve disturbare i bibliotecari, ed effettivamente può solo tacere – tanto nessuno lo prende sul serio -. Oppure deve unirsi al coro di chi non può “sottacere i meriti dell’azione svolta dalla biblioteca”.

    Secondo me. tre parole sono l’unico commento possibile per questa inutile risposta (e non è la prima di questo tenore):

    dissimulazione & inerzia colpevole

    A voi l’alto pensiero dell’Alta Direzione;
    a proposito, ,,, quando andrete a leggere qualche libro in Bncf, ricordatevi di “lasciare pulito”:

    “OGGETTO: stato della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze di cui alla lettera aperta dell’Associazione “Gianni Isola”

    La lettera aperta che codesta Associazione ha inviato il 2 luglio u.s. al Ministero, a quotidiani, riviste e siti Internet richiama problematiche assai ampie note a questa Direzione Generale e meritevoli di una risposta articolata..

    Il costo delle riproduzioni è determinato in linea generale dalle società che si aggiudicano la concessione del servizio..

    L’accesso a internet, invece, nella Biblioteca Nazionale Centrale come in numerose altre biblioteche statali è riservato alle finalità di studio e, di conseguenza, limitato ai siti culturali..

    I restanti problemi indicati nella lettera aperta, rilevanti e fondamentali per il servizio, rimandano essenzialmente a due criticità: la carenza di personale e la carenza di fondi..

    E’ questa la ragione per cui la Biblioteca presenta ritardi nella catalogazione, non dovuti certo alla mancanza di impegno o di responsabilità, ma a fondati motivi oggettivi, che non permettono di trattare in tempo reale tutto il materiale che perviene in base alla legge sul deposito legale..

    Il cattivo odore che si avverte nell’ingresso (come, apprendiamo, nel resto del quartiere) in alcuni giorni con particolari condizioni climatiche, è dovuto a problemi della fognatura comunale, per la quale sono stati richiesti specifici interventi; non risulta invece che l’illuminazione sia insufficiente negli ambienti di studio; i tavoli inoltre vengono spolverati ogni giorno, per cui l’eventuale sporcizia (che gli utenti ben fanno a segnalare) può essere solo imputata al lettore precedente..

    Tali problematiche, che riguardano la totalità delle biblioteche dipendenti da questo Ministero, non devono indurre a sottacere i meriti dell’azione svolta localmente dalla Biblioteca Nazionale Centrale, a fronte degli innumerevoli impegni che essa sostiene giornalmente nonostante le reali criticità di cui si è detto.. si pensi anche agli sforzi che hanno consentito alla Biblioteca l’ottenimento della certificazione di qualità ISO/9001, che non è indice di uno stile autoreferenziale, ma è la formalizzazione di un’effettiva condizione di eccellenza della Biblioteca che continua comunque a svolgere il suo prestigioso ruolo (diverso sicuramente da quello delle biblioteche degli enti locali, compresa la Biblioteca comunale cui si accenna nella lettera)..

    Assieme all’impegno di operare per il migliore sviluppo della cultura e dei suoi strumenti, la Biblioteca ci ha ribadito nel frattempo, per il tramite della sua direzione, l’intendimento ad offrire comunque estrema e costante disponibilità al dialogo ed a un confronto aperto con il pubblico, al fine di ottenere un raggiungimento degli obiettivi comuni, nel rispetto dei suoi fini istituzionali”

    Aggiungo che una Associazione di cittadini/utenti con un interlocutore che si pone in questo modo è del tutto ininfluente e quindi inutile; ma almeno può essere la “memoria” degli utenti: sappiate con chi avete a che fare!
    E’ bene quindi ricordare quanto già scritto nel 1994, dal primo coordinatore della Associazione Lettori:

    “Ai lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – Dicembre 1994.

    Al termine del primo anno di attività della nostra associazione, che conta circa cento menbri, ed in vista del rinnovo del suo Consiglio direttivo, vorrei ripercorrere i momenti salienti e sottolineare i risultati raggiunti nel corso del mio periodo di coordinamento. [ … ]

    Da marzo-aprile dell’anno in corso abbiamo notato un progressivo logoramento di questi già difficili rapporti; gli incontri programmati sono stati rimandati e non hanno avuto luogo.

    La collaborazione che avevamo offerto, denunciando nella lettera pubblica al ministro Ronchey sul numero di febbraio 1994 della “Rivista dei libri” lo stato comatoso di una delle più prestigiose istituzioni per la ricerca in Italia, è stato concretamente rifiutatata da chi poi aveva materialmente redatto la risposta di Ronchey [il riferimento è all’ex Direttore Generale Beni Librari (fino al 2006), dottor Sicilia], degna del miglior “Condide” voltairriano. [ … ].

    Per di più il tentativo della direzione [il riferimento è alla dottoressa Carla Guiducci Bonanno] di imporre un provvedimento di trenta giorni di chiusura estiva per il mese di agosto, precipitosamente ritirato di fronte all’impensabile “sit in” promosso dalla nostra associazione, ha provocato un raffredamento dei rapporti reciproci e il rinvio “sine die” degli incontri programmati. [ … ].

    I migliori auguri di buon lavoro.

    Gianni Isola (Coordinatore)”.

    Concluderei ribadendo (come ho già fatto in passato) ad eventuali giovani utenti desiderosi di impegnarsi per stimolare l’amministrazione responsabile delle nostre biblioteche, di fare tesoro dell’esperienza ultra decennale della Associazione Lettori, evitanto di farsi prendere in giro prescindendo e scavalcando interlocutori simili, e qundi segnalando possibili disservizi ed irregolarità direttamente all’Autorità Giudiziaria, che qualora ritenga opportuno intervenire sui fatti segnalati, saprà – speriamo – come ottenere risposte più serie!

  15. Questa pagina comincia così:

    “Riprendo dalla mailing list AIB-CUR la notizia che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha sospeso la distribuzione pomeridiana delle pubblicazioni per scarsità di personale” e alla Centrale di Firenze è successo una cosa analoga.

    Ora la Sala Lettura della Bncf (120 posti di lettura ognuno dei quali può richiedere fino a tre opere alla volta) è chiusa:

    “Avviso al pubblico
    Si avvertono i sigg.i utenti che, la Sala di lettura generale resterà chiusa per tutto il mese di gennaio 2010 a causa della complessità dei lavori per la messa in sicurezza del soffitto.
    Ci scusiamo per gli ulteriori disagi.
    p. LA DIRIGENTE
    (dott.ssa Paola Pirolo)
    Firenze, 30 dicembre 2009”
    http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=842

    Sulla porta della Sala Lettura a piano terra (la sala non riservata) c’è scritto, all’incirca:

    “A seguito di un guasto dell’impianto di riscaldamento, peraltro già funzionante, si è resa necessaria la verifica dei lucernari. La sala resterà pertanto chiusa fino alla fine dei lavori”.

    Certo che fortuna hanno certi bibliotecari: proprio i guasti che richiedono lunghissimi interventi e che riguardano spazi indispensabili per l’afflusso degli utenti coincidono con “l’esigenza” di ridurre i servizi!
    Speriamo almeno che riescano a mettere tutto in sicurezza ENTRO L’ANNO.
    Direi che la BncR dovrebbe prendere esempio dagli scrupolosi colleghi di Firenze e controllare che tutto, ma proprio tutto sia “in sicurezza”…

    Buone letture.

  16. Come ogni anno, alla Biblioteca Nazionale di Firenze è tornata l’estate !!!
    Si inizia con il Prestito: sospeso (per inventario? spolveratura? colpi di Sole???) e tutte le opere vanno restituite entro il 15 luglio. E poi tutto il resto… Ma da quest’anno la Bncf assomiglia ancora di più alla BncRoma (vedi http://www.bncrm.librari.beniculturali.it/index.php?it/108/apertura-e-chiusure ), e la chiusura pomeridiana (e adiacente al week end) è valida da luglio:

    “Avvisi relativi ai servizi – Ultimi avvisi –

    Orario estivo
    Dal 12 luglio
    AVVISO AL PUBBLICO – Orario Estivo

    Si comunica che, causa grave carenza di personale, dal 12 al 31 luglio la Biblioteca resterà aperta secondo l’orario normale nei giorni di lunedì, martedì (ore 8,15 – 19) e sabato (ore 8,15 – 13,30), ma chiuderà al pubblico alle ore 14 nei pomeriggi di mercoledì, giovedì e venerdì.
    Dal 1° al 14 agosto, come previsto dall’art. 28 del D.P.R. 5 luglio 1995, n. 417, e dall’art. 8 del Regolamento interno della BNCF, la Biblioteca osserverà l’usuale periodo di chiusura estiva. Durante tale periodo saranno aperti esclusivamente l’Ufficio informazioni, la Sala cataloghi e l’Ufficio prestito, dalle ore 11 alle ore 13.
    Dal 16 al 31 agosto verrà effettuato l’orario di apertura antimeridiano dalle ore 8.15 alle ore 13,30.
    p. LA DIRIGENTE
    dott.ssa Vera Martinoli

    Firenze, 29 giugno 2010

    ——————————————————————————–

    doc. n. 1237 del 01/07/2010”

    A proposito di “Avvisi”: nel frattempo, da qualche settimana dai pc della Sala Cataloghi si può navigare su internet.
    Ma su questo “fatto empirico” non cè un “Avviso” scritto: forse è un segreto da dire col passa parola solo agli “utenti giusti”? forse una svista dei pochi informatici che con la testa non sono già in ferie?
    o, forse … si può finalmente utilizzare internet ! (anche se poi non si può stampare, salvare agevolmente, utilizzare il copia e incolla dalle pagine internet al Catalogo elettronico della biblioteca… …). E per la posta elettronica esisteranno limitazioni o no?

    Non appartenendo agli utenti “giusti” non siamo ancora ben informati sugli ultimi “trucchi” dell’estate 2010!
    Qualcuno è in grado di svelare altri “segreti bibliotecari”?

  17. E’ “ufficiale”. Salvo “imprevisti” a fine novembre la Bncf ridurra i servizi al pubblico come ha già fatto a luglio:

    “Si comunica che, causa grave carenza di personale, dal 12 al 31 luglio la Biblioteca resterà aperta secondo l’orario normale nei giorni di lunedì, martedì (ore 8,15 – 19) e sabato (ore 8,15 – 13,30), ma chiuderà al pubblico alle ore 14 nei pomeriggi di mercoledì, giovedì e venerdì.”

    La fonte è un quotidiano locale:

    LA BIBLIOTECA IN CRISI
    Nazionale, l’ultimo affondo
    da novembre orario dimezzato
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/09/22/news/biblioteca_nazionale_ultimo_affondo-7302747/

    dal quale si deduce anche che già oggi, e da tempo:

    “non si “spolverano” i libri da 4 anni (ma tuuti gli anni a luglio si è continuato a chiudere “per spolveratura ed inventario”), che 200 mila volumi non sono a scaffale, che si è interrotto “da tempo” la conversione del catalogo cartaceo in digitale (ma non avevano annunciato il completamento tempo fa?) che prestito e “facchinaggio” non lo fanno i dipendenti ma una cooperativa esterna.
    Comunque ai bibliotecari resta ancora qualcosa da fare (senza fretta):
    catalogare poco più del 50% del pervenuto.

    Domanda. Con questa gestione, di quanti milioni di milioni di euro ha bisogno la bncf, non per sopravvivere, ma per migliorare gli attuali servizi?

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