LibraryThing

Ieri ho provato per la prima volta il famoso LibraryThing.

Mi ha colpito molto innanzitutto la chiarezza dell’interfaccia e l’immediatezza e semplicità di uso: la cattura di dati dai cataloghi disponibii è veramente rapidissima. La scelta dei cataloghi, che non sono solo OPAC ma anche cataloghi di librerie, è veramente notevole (c’è anche il nostro CBL, che presumo sarà interrogato via Z39.50).

La struttura dei dati bibliografici che viene utilizzata non mi pare al livello richiesto da una catalogazione bibliotecaria professionale ma non è neppure del tutto banale ed ha un certo grado di raffinatezza. Sono saggiamente previsti legami distinti per i diversi autori, mancano però i legami tra titoli. C’è un campo non chiaramente definito, denominato Publication che al bibliotecario viene spontaneo identificare con l’area della pubblicazione, ma considerati i destinatari è più probabilmente da interpretare come destinato al resto della descrizione che non va in altri campi più specifici (l’help non dà indicazioni in merito). Mancano invece del tutto i legami tra titoli.

La parte Web 2.0, come tagging e recensioni è molto sviluppata.

Desta qualche perplessità l’esportazione (che è fondamentale per non perdere tutti i dati se ci si cancella dal servizio o se LibraryThing chiude), che avviene in file di testo delimitato e mi pare alquanto semplificata: ad esempio, viene esportato solo l’autore principale. Sarebbe bello avere una esportazione in MARC e/o in qualche altro formato standard, ad esempio Dublin Core, MODS, RDF o altro.

La prima riflessione che mi viene in mente è che queste cose sembrano nuove ed originali, ma in realtà è ciò che si fa normalmente nei cataloghi collettivi a cominciare da SBN: si catturano dati, si creano, si modificano, si aggiungono classi e soggetti (il che sarebbe una forma di social tagging, anche se limitato alla società dei catalogatori).

La novità sta invece evidentemente nel fatto che queste funzionalità vengono messe a disposizione di chiunque, con quello che mi sembra un buon compresso tra qualità del risultato e facilità di uso per utenti non addestrati alla catalogazione.

Può insegnarci qualcosa questo? Ad esempio, potrebbe essere un modo per smitizzare la figura del bibliotecario. Che altro potrebbe dirci sul rapporto tra bibliotecari e utenti? E le biblioteche possono trovare qualcosa di utile in un servizio come LibraryThing?

2 Risposte

  1. Condivido pienamente le affermazioni Beppe su Library Thing, dove avevo inserito una mia piccolissima biblioteca di prova http://www.librarything.com/catalog/lauratest
    Ogni utente puo’ “catturare” i record bibliografici che vuole integrare alla sua collezione (o catalogarli “a mano” se non li trova). Le risorse italiane da cui “catturare” i records sono 12 ed oltre a CBL c’è anche Il catalogo SBU (aleph) – impropriamente chiamato “Università di Genova”, ed “Italian national library service” (che immagino corrisponda ad SBN).
    Una cosa che mi incuriosisce di Library Thing (LT), e che vorrei condividere con voi, è che i “libri” che esso contiene sono -apparentemente- organizzati con criteri FRBR (o perlomeno il modello concettuale è quello, e mi scuso per l’imprecisione). Infatti se in LT io cerco “lezioni americane” (di Calvino)
    ottengo
    http://www.librarything.it/work/9554
    a cui sono collegate TUTTE le recensioni all’opera (non al singolo libro in italiano pubbl.da Mondadori), tutta la lista degli utenti che hanno inserto nella loro biblioteca privata quell’opera (work), molte copertine dell’opera ed infine, nel menu a sinistra, in basso, un link “edizioni” che rinvia a tutte le “manifestazioni” di quell’opera (traduzioni, altro)
    http://www.librarything.it/work/9554/editions/
    Cioè, a me pare che tutta la parte “social” di LT (recensioni consigli, conversazioni) sia sempre e comunque collegata (“agganciata”) all’opera in se, e non ad una od altra manifestazione di essa.
    E cio’ è logico, in un social network di libri pensato per la comunicazione tra i lettori, perche’ il lettore commenta e ragiona su un’opera e non su una delle sue molte e possibili edizioni/manifestazioni. O no? :-)
    ps–Complimenti per il cambiamento della veste grafica del blog, è bellissima
    laura testoni

  2. Per la veste grafica del blog, il logo è merito di Oriana.

    Su LibraryThing, hai proprio ragione, e ho anche notato che sono previste funzioni di fusione (combining) di titoli, tag e autori. Mi pare quindi che LibraryThing tratti in modo sofisticato gli aspetti strutturali della notizia bibliografica, semplificando invece i dettagli minuti della descrizione: in fondo si potrebbe dire che l’accento sugli aspetti strutturali, a cominciare dai titoli uniformi, identificativi dell’opera, è anche proprio delle nuove regole italiane (non c’è la semplificazione della descrizione, ma questo è comprensibile trattandosi di regole destinate ai professionisti).

    La cosa interessante è che LibraryThing affida questa gestione a chiunque si iscriva, e quanto pare funziona abbastanza bene. Non è che abbia ancora fatto molte ricerche, e certamente ci saranno un bel po’ di strafalcioni, ma non è che questi manchino anche nei cataloghi “ufficiali”.

    Piuttosto c’è qualcosa nella gestione dei works che non ho capito: ho catturato da SBN un’edizione italiana della Montagna incantata di Thomas Mann: sotto Work details il programma mi mostra il titolo proprio dell’edizione, cioè “La montagna incantata: romanzo”. Nella pagina http://www.librarything.com/combine.php?author=mannthomas (Combine/separate works) però vedo il titolo sotto quello che chiameremmo titolo uniforme (che è The magic mountain e non Der Zauberberg) e non vedo un altro titolo a parte. Ho provato allora, dalla pagina Editions, a separare il titolo dall’esemplare, ma non trovo un modo per associargli un altro titolo, come appunto The magic mountain.

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