Furti nelle biblioteche

Sul Financial Times del 6 marzo 2009 è apparso un articolo sui furti nelle biblioteche, che sembra scritto con un certa competenza e ben documntato, e si trova online a questo indirizzo: http://www.ft.com/cms/s/2/d41a83d6-09dc-11de-add8-0000779fd2ac.html.

L’articolo contiene diverse notizie interessanti e anche curiose (il ladro che rubava libri dalla biblioteca di un antico monastero in Francia passando per un passaggio segreto dimenticato da tutti), e come rimedio fa riferimento al miglioramento della sorveglianza, senza escludere neanche l’uso dei metal detectors (per quelli che si portano lame per tagliare le pagine), ma non parla in alcun modo della selezione preventiva dell’utenza: anzi, riferisce che un alta percentuale di furti viene praticata dal personale interno, contro il quale ovviamente la selezione dell’utenza non può nulla.

Una Risposta

  1. Oltre al metal detector (per chi taglia le pagine), tra i rimedi, se traduco bene, anche la perquisizione del personale:

    “But the best way to trust them [their staff] is to have a security system in place.” He cites the Library of Congress in Washington, DC, where all staff including top directors are searched whenever they leave the building.

    il controllo sociale da parte dei lettori:

    Increasingly, library users are also being asked to be aware of what is going on around them.

    Tessere d’ingresso con foto (da noi l’ho vista solo alla BNCRoma) e copia della firma:

    they need proper sign-in sheets and picture ID, and maybe metal detectors.

    Agiungo:

    1) l’allarme tramite l’antitaccheggio, mi diceva un libraio, non è efficace se il ladro non è occasionale: i ladri esperti utilizzano dei magneti per disattivarli.

    2) Serrai nel ’94 suggeriva di ispirarsi ai sisitemi in uso nei negozi di articoli preziosi, e fece un riferimento ai riflessi sugli utenti (il titolo era circa: La sorveglianza in biblioteca, le circostanze di un sopruso)

    3) Revelli nel ’94 scrive: Secondo studi del 1990-1 “in America il fenomeno dei furti in biblioteca è ammesso e discusso apertamente, mentre in Inghilterra se ne prova vergogna” … “Data per scontata una certa perdita (da mettere in conto in particolare con la scaffalatura aperta), l’autrice ritiene ancora tollerabile una perdita dell’otto per cento dei libri posseduti.”, e “certi sistemi privi di protezione possono raggiungere perdite annue del 30-40 per cento.” Ancora, “un terzo dei furti è opera del personale.”, Marie Jackson, riportata in “I furti in biblioteca”, a cura di Carlo Revelli, Biblioteche Oggi, febbraio ’94, pp. 48-51.

    4) Recentemente è intervenuta Angela Nuovo, in Biblioteconomia: principi e questioni, .. Carocci, 2007:
    Politiche dell’accesso e sicurezza delle collezioni, pp. 277 – 282: “Non é più accettabile un’esclusione sulla base di un’inchiesta che legittimi il bibliotecario a giudicare “non scientifiche” le motivazioni di ricerca del lettore. Tale selezione, sulla base degli utenti, é discriminatoria, illegittima e non ha mai dimostrato la sua efficacia nella prevenzione dei furti e dei danneggiamenti”.
    Anche lei fa riferimento ai furti da parte di personale interno.

    5) Il Dpr 417/95 precede il registro dei libri smarriti (art 15), che non mi pare sia disponibile in modo diffuso. e che
    “Nelle sale devono essere assicurati la sorveglianza anche con l’utilizzazione di strumenti tecnologici” (art. 33). Viene in mente la video sorveglianza…
    Infine, la sorveglianza a vista e la verifica della restituzione del libro tramite la modulistica era prevista anche nei regolamenti dell’Ottocento.

    Rileggendo il tutto non mi pare che attualmente si mettano in opera tutti gli strumenti possibili.

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